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Nei vigneti delle colline fra Verona e il Garda con la fine di agosto è iniziata la vendemmia del nuovo Custoza, cioè la prima vendemmia da quando il Consorzio Tutela Vino Custoza Doc ha deciso di adottare la denominazione Custoza al posto della vecchia designazione Bianco di Custoza. Una scelta che indica la volontà dei vignaioli e delle cantine sociali di evidenziare il carattere di territorialità del vino. Una scelta importante per una Doc che nasce dalla fusione di varie uve. L’obiettivo è esaltare questa prerogativa del vino, portando ogni singola uva al suo massimo qualitativo, senza che nessuna prevalga, per fare in modo che l'elemento distintivo del Custoza sia solo il territorio. Nei mesi scorsi il consorzio ha organizzato incontri tecnici con i produttori per studiare le capacità di adattamento al territorio dei principali vitigni autoctoni del Custoza: la garganega, il trebbianello, il biotipo locale del tocai friulano, la bianca fernanda, variante locale del cortese, l’ugni blanc, nome transalpino del trebbiano. Quella che inizia non è una vendemmia anticipata: le uve sono sane, non toccate da agenti patogeni e ciò è dovuto alla difesa integrata dei vigneti praticata da oltre vent'anni. La resa sarà inferiore rispetto a quella massima del disciplinare, perché manca un 20 per cento delle varietà precoci, come chardonnay e trebbianello, ma non andrà ad incidere sulla qualità. Info www.vinocustoza.it

La Foresta Nera, oltre ai boschi, include anche gran parte della regione vinicola del Baden, che con i suoi 15.400 ettari è la terza più grande della Germania. Nella zona occidentale della foresta i circa 12.500 ettari di vigneti ne fanno quasi un’area vitivinicola a sé, suddivisa in nove zone vinicole dal clima differente, nelle quali si producono vini di qualità, tra i quali i Burgunder rossi e bianchi, come il Müller-Thurgau e il Gutedel. Vigneti e piccole aziende vinicole ne fanno un'interessante destinazione enoturistica. La Badische Weinstraße, la strada che percorre le zone viticole del Baden, si può percorrere in macchina, in bicicletta o a piedi lungo un percorso di 160 chilometri che da Baden-Baden porta fino a Weil am Rhein, alla frontiera con la Svizzera. Nelle piccole osterie e nella cantine di produttori locali fino alla fine di ottobre si degustano vini regionali e vino novello in abbinamento a specialità fatte in casa in un ambiente semplice e piacevole. L’Ente del turismo della Foresta Nera propone diversi pacchetti soggiorno, che prevedono percorsi e degustazioni tra le colline e i vigneti della regione, con pernottamento in villaggi e tenute tipici e trasporto bagagli. Per esempio tre pernottamenti liberi dal bagaglio con degustazione lungo i sentieri escursionistici tra Offenburg e la valle del fiume Rench costano 165€ a persona in camera doppia. Info www.forestanera.info

 

Una ricerca realizzata da un gruppo di ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) in collaborazione con l’Università di Firenze e il CNRS - Centre national de la recherche scientifique di Montpellier (Francia), e recentemente pubblicata sulla rivista statunitense PNAS – Proceedings of the Natural Academy of Sciences, ha evidenziato che nei mesi freddi i lieviti responsabili delle fermentazioni naturali vinarie e panarie sopravvivono nell’intestino di vespe sociali e calabroni. Per la prima volta, viene chiuso il ciclo ecologico dei lieviti responsabili delle fermentazioni del vino, della birra e del pane. Vespe sociali e calabroni rappresentano il vettore più importante dei lieviti, che restano per un periodo del loro ciclo vitale all’interno dell’intestino di questi insetti, al di fuori dell’ambiente di fermentazione. Quando i frutti maturano, gli insetti sono attratti dal loro odore, li rompono grazie ai loro potenti apparati mandibolari e inoculano i micro-organismi al loro interno. Questi insetti danno un grande contributo anche alla tipicità dei prodotti, portando con sé le caratteristiche di un certo areale rispetto ad un altro e garantendo così il mantenimento di una ricchezza indispensabile, cioè la biodiversità dei microrganismi che sono fondamentali per la tipicità dei prodotti delle fermentazioni quali il vino e la birra. Lo studio è stato condotto da tre ricercatori della Fondazione Mach, Duccio Cavalieri, Carlotta De Filippo e Roberto Viola, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia Animale e Genetica e di Farmacologia dell’Università degli Studi di Firenze (Irene Stefanini, Leonardo Dapporto, Stefano Turillazzi, Mario Polsinelli, Antonio Calabretta, Monica Di Paola e Paolo Capretti) e con il CNRS di Montpellier (Jean-Luc Legras). Info www.fmach.it