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Se andate in estate e avete l’occasione di fare una deviazione dalle fantastiche spiagge della Sardegna verso i territori del vino più interni non è certo tempo perso. La regione offre valide alternative enoturistiche, spesso a pochi km dalla costa, a chi vuole spezzare le routine del mare e allontanarsi dalla folla. Fuori stagione, invece, i paesi e i paesaggi del vino sono un motivo altrettanto valido per tornare, stavolta con il massimo della concentrazione.
Viti ad alberello, a Uri, in provincia di Sassari (foto Alinari, Manunza Bruno) Nuraghe Armungia. E’ nel centro di Armungia, paese situato nel montuoso Gerrei (foto regione autonoma Sardegna)
La Sardegna è una terra di vini dai nomi inconfondibilmente sardi. Tra i più noti c’è il Cannonau, prodotto in varie parti dell’isola, soprattuto a sud est, dal Sarrabus al Gerrei in provincia di Cagliari, e dall’Ogliastra alla Barbagia in quella di Nuoro. Tra le principali località troviamo Villasimius, nota per le sue coste e le acque cristalline, Jerzu, Dorgali e Orosei.

A Jerzu ogni anno il 13 giugno si svolge una frequentata processione in onore di Sant’Antonio; Dorgali va invece segnalata per la ricchezza di architetture religiose del centro storico e Orosei, in provincia di Nuoro, per il turismo balneare e la cave di marmo che hanno contribuito a sostenere l’economia locale insieme all’agricoltura. Tra Cagliari, Oristano e Nuoro viene prodotto anche il bianco Nuragus, dal nome di uno dei vitigni più diffusi in Sardegna, con cui si chiude la vendemmia perché tra gli ultimi a maturare. Tra Cagliari e Oristano c’è anche la Doc Monica di Sardegna. Mentre in provincia di Oristano troviamo la Vernaccia di Oristano e – nell’area della Planargia - la Malvasia di Bosa. Tra le tappe enoturistiche Santu Lussurgiu è un centro antico posizionato sul versante orientale del Montiferru, pieno di tradizioni: da non perdere a Carnevale la Sa Carrela ‘e Nanti, una sfrenata corsa a cavallo su una strada in terra battuta. Negli stessi giorni a Oristano, il capoluogo di provincia, si corre la Sartiglia, una storica manifestazione equestre, spettacolare e suggestiva (www.sartiglia.info).

Bosa
, invece, ha testimonianze romane, medievali e aragonesi, quest’ultime ricordate dalla torre costiera di Bosa Marina.Un altro itinerario enoturistico è lungo i sentieri del Carignano del Sulcis,
Arzachena, vigneti di Capichera, in provincia di Olbia Tempio Pausania (foto Alinari, Maisto Alberto) La Sartiglia, particolare della “pariglia delle Amazzoni” (foto regione autonoma Sardegna)

 vino rosso della provincia di Cagliari, prodotto lungo i monti del Sulcis e in parte dell’Iglesiente. Tra le più interessanti località troviamo Santadi, sorta in epoca medievale e ripopolata nel ‘700, Decimomannu (da vedere il ponte romano che attraversa il Rio Mannu in loc. Bigia Manna) e Teulada, con le sue fantastiche spiagge. Nella parte settentrionale dell’isola, da Olbia ad Alghero, siamo nella zona del Vermentino, il vino bianco più conosciuto dell’isola. Tra le aree a maggior vocazione la Gallura si mostra con tutta la suggestione dei suoi paesaggi di sugherete. Da non perdere in agosto il paese di Berchidda (provincia di Olbia-Tempio) con la sua nota manifestaziona musicale Time in Jazz. Sempre a Berchidda ha sede l’Enoteca Regionale della Sardegna (tel 079.704587, chiusa lunedì).

 

A Berchidda in estate c’è Time in Jazz. Nella foto un concerto sul Rio Silvani, con Paolo Fresu e Philippe Garcia

A Monti, nella Gallura meridionale, troviamo un’altra zona di vite e vino, mentre a Tempio Pausania ai piedi del monte Limbara, cittadina di lunga storia, ricca di monumenti, c’è un importante centro di ricerca sul sughero, materia prima per la produzione dei tappi. Sennori, in provincia di Sassari, è un’altra località di feste e tradizioni: sono ben sei quelle dedicate ai Santi del paese, tutte della durata di alcuni giorni.

 

 

 

Luoghi da non perdere

La città di Alghero (foto regione autonoma Sardegna) Alghero, i Bastioni

La chiamano piccola Barcellona, perché ha conservato l’uso della lingua catalana. Alghero, in provincia di Sassari, è la più spagnola tra le città italiane. Non a caso vi ha sede una delegazione del governo della Catalogna. Nelle strade, soprattutto in centro, le vie sono indicate spesso con l’uso della doppia lingua. Anche nell’urbanistica porta le impronte del suo lungo passato e delle diverse dominazioni. Il primo sistema di fortificazioni è del XIII secolo, di origine genovese, di cui rimangono pochi tratti. Nel 1354 la città fu occupata dai catalani. Però la maggior parte delle fortificazioni oggi visibili (con sette torri e tre forti) risalgono al XVI secolo, volute da Ferdinando il Cattolico. Il centro è ricco di chiese e palazzi d’epoca. Come i gotici Palazzo de Ferrera e Palazzo del Pou Salit (pozzo salato), il barocco Palazzo Serra e il neoclassico Palazzo Civico. Tra le chiese molto bella San Michele, con una cupola policroma in maiolica, del XVII secolo; la Cattedrale di Santa Maria risale invece al XVI.

 

Sala degustazione cantina di Serdiana, di Argiolas (foto di Daniela Zedda) Arcipelago della Maddalena, nel nord della Sardegna (Alinari, Manunza Bruno)
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