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La Calabria è una regione lunga e vasta, con una produzione di vino limitata nei numeri rispetto alle potenzialità. La qualità è cresciuta negli ultimi anni, la ricettività enoturistica molto meno, se non per iniziativa delle cantine più innovative. La più nota area di produzione calabrese è il Cirotano, in provincia di Crotone, attorno ai comuni di Cirò, Melissa e Crucoli, zone della Doc Cirò (bianco, rosato e rosso) e Melissa Doc. In compagnia dei brutti edifici abusivi sorti sulla costa negli anni dell’abusivismo, sul territorio convivono gioielli del passato come la vecchia Torre Melissa, una torre di avvistamento aragonese, ora occupata da un piccolo Museo della Civiltà Contadina.
 
Museo della Civiltà Contadina a Torre Melissa (Crotone), all’interno della torre aragonese Vigneti vicino Strongoli Marina, in provincia di Crotone, una delle zone più vitate della Calabria
Un sito altrettanto interessante è il complesso dei Mercati Saraceni, a Punta Alice, non distante da Cirò marina. Qui fino al 1818 si teneva un mercato di bestiame, tessuti e utensili vari, che richiamava persone da tutta la regione. Nei pressi di Punta Alice vi sono anche i resti del santuario di Apollo Aleo, in contrada San Petroso: un edificio di culto dell’antica colonia magno greca, in stile dorico, del V secolo a.C. Sulle colline, a qualche km di distanza, nel vecchio borgo di Melissa riecheggiano i ricordi della sanguinosa repressione delle rivolte contadine del 1949. Qui si produce il Melissa Doc e nel centro del paese il Comune ha in progetto un Museo della Civiltà del Vino, all’interno di Palazzo Ferraro.

L’altro “polo” del vino calabrese è intorno a Lamezia Terme, zona di produzione di bianchi, rossi e rosati con vari vitigni, dal greco al nerello mascalese, dal gaglioppo al magliocco. L’area di produzione comprende anche i comuni di Curinga, Falerna, Feroleto antico, Gizzeria, Maida, Pianopoli e San Pietro a Maida, in provincia di Catanzaro. Come altre aree del mezzogiorno il territorio ha le impronte delle varie dominazioni a cui è stato sottoposto: Romani, Svevi, Angioni, Aragonesi. I reperti archeologici di Gizzeria testimoniano la presenza di insediamenti italici e greci nell’antichità. A Maida i resti del castello normanno raccontano le nobili origini del luogo. A Lamezia Terme sono ben visibili le tracce medievali dei tre centri di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia, che nel 1968 furono uniti in un unico Comune. Il castello, potenziato e restaurato da Federico II, domina la pianura fino al mar Tirreno. E la cattedrale di Lamezia, costruita nel 1101 per ordine della contessa Emburga, ha subito nei secoli molte trasformazioni. Al Museo archeologico, invece, è custodita la copia del Tesoretto di Sant’Eufemia, il più grande “ritrovamento di oreficieria della Magna Grecia” (l’originale è al British Museum di Londra). Altre zone di produzione di vino sono in provincia di Cosenza (Doc Pollino, Doc Savuto e Doc Verbicaro) e di Reggio Calabria, dove c’è un discreto ritorno di interesse attorno a un prodotto storico come il Greco di Bianco.

 

Luoghi da non perdere

Il castello normanno di punta Le Castella, vicino Crotone Il castello di Rossano Calabro, in provincia di Cosenza

La Calabria è una regione di incantevoli castelli aragonesi, svevi e normanni. Tra i più importanti il suggestivo castello aragonese di Le Castella (Crotone) sorge su un isolotto legato al paese da una striscia di terra. Sembra che la prima fortificazione risalga alla seconda guerra punica con una prima torre poi riedificata nel periodo angioino. Agli inizi del 1500 il conte Andrea Carafa fece fare i bastioni trasformando in fortezza le preesistenti strutture. Un altro splendido castello è a Roseto Capo Spulico (Cosenza), grande esempio di architettura federiciana (di derivazione templare). Il cortile cinto da mura merlate è chiuso da un arco che riporta stemmi alchemico-templari della Rosa e dei Gigli, che ne fanno un Tempio dell’Ordine. Secondo un’indagine storica avrebbe custodito la Sacra Sindone. Arroccato su una scogliera di roccia calcarea a strapiombo sul mare, le sue origini risalgono al X secolo. Segnava il confine tra i possedimenti di Roberto Il Guiscardo e il fratello Ruggero. Nel XIII secolo fu requisito da Federico II ai Cavalieri Templari per il loro tradimento durante la crociata in Terra Santa (1228). Di proprietà privata è visitabile su richiesta nel ristorante interno. (Info 0981.913479 www.castellofedericiano.com). Il Castello di Oriolo (XI secolo) sorge su una rupe e ha un impianto medievale ricordato dalla torre a pianta quadrata, sul lato nord. Il Castello ha subito successive modificazioni e la struttura che oggi si osserva, con la pianta quadrangolare e i torrioni cilindrici, è di epoca aragonese. Restaurato di recente, presenta sale affrescate. (In estate visitabile tutti i giorni, negli altri mesi solo su appuntamento e per piccoli gruppi. Tel 0981.930871)

 

Non solo vino

Pasta di liquirizia nella fase di addensamento. I macchinari si possono visitare al Museo della Liquirizia Amarelli, a Rossano Calabro
La Sardella. Con la neonata di alici e sardelle i pescatori della costa ionica, tra Cirò Marina, Crucoli e Cariati, preparano una specialità piccante che prende il nome di sardella, o “caviale calabrese”, da spalmare sul pane o come condimento per la pasta o altri piatti. La sardella di Crucoli (Città della Sardella) unisce la neonata di sardine con sale, peperoncino e aromi selvatici. Ogni piccolo borgo ha le sue varianti nei metodi di preparazione e nel dosaggio degli ingredienti. La Calabria è anche la terra della Liquirizia. A Rossano Calabro la storica azienda Amarelli (1731) è la più antica azienda dolciaria italiana a conduzione familiare. Nel Museo “Giorgio Amarelli”, in un palazzo del ‘400, si ripercorre la storia delle prime fabbriche di liquirizia (www.museodellaliquirizia.it)
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