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testi di Sandro Marini

 

Vicino Roma si può giocare a golf in un territorio di origine vulcanica, zona di produzione di vini. Una destinazione ideale per golfisti che amino anche il cibo e il vino Vigne nei dintorni di Albano Laziale

Diciotto buche di puro piacere. Una partita a golf prima di lasciarsi andare alle tentazioni della tavola. Siamo ai Castelli Romani, terra di vini come la Doc Frascati, il Marino, il Colli Albani e il Colli Lanuvini. Il nostro itinerario di golf e vino comincia sul green, quello del Country Golf Club Castelgandolfo, un par 72 di 5.855 metri realizzato nel 1985 su progetto dell’architetto americano Robert Trent Jones Sr, all’interno della conca di un vulcano spento, fra pini mediterranei, ulivi, cipressi, mimose e laghetti che diventano insidiosi ostacoli per i giocatori. Uno spettacolo per gli occhi, innanzitutto. Una veduta che si può abbracciare con un solo sguardo dal tee, la piazzola di partenza, della Buca Uno (par 4, 370 metri), rialzata rispetto al fairway. Un panorama che mozza il fiato e mette in soggezione i golfisti alle prime armi. Ma la Uno non è che un assaggio.

 

Una veduta del percorso del Golf Club Castelgandolfo

I veri problemi iniziano con la Buca Quattro, un par 4 di 349 metri, Handicap uno. E’ una specie di “esse”, doppio dog leg, prima a destra e poi a sinistra, che si snoda fra due laghetti. Non a caso è stata giudicata dal mensile americano, Golf Magazine, una delle cinquecento buche più belle del mondo. Difficile tentare di raggiungere il green in due colpi, a meno di essere un giocatore di prima categoria. Meglio essere prudenti e tentare di arrivare alla meta con il terzo colpo, sperando di piazzare la pallina nei pressi della bandiera per evitare un mortificante “tre putt”. Il vero trauma psicologico, però, si rischia alla buca quindici. Par 5 di 454 metri, ufficialmente Handicap due, ma sicuramente la più difficile del campo, costringe ad un doppio salto sull’acqua, che entra in gioco sia al secondo che al terzo colpo, se si vuole arrivare in green a testa alta.

 

La Club House del Golf Club Castelgandolfo

Insomma una sfida ad alta tensione che termina solo quando, dopo aver imbucato l’insidioso par 4 della diciotto, 350 metri in leggera salita, si rientra finalmente in Club House e ci si rilassa fra saloni di rappresentanza, mobili d’epoca e antichi arazzi, in un ambiente che ha pochi uguali nel mondo. La Club House è stata infatti ricavata nella grande villa che nel XVII secolo Flavio Chigi, Cardinale in Sassia e nipote di Papa Alessandro VII, fece costruire per ospitare la sua amante, una bellezza locale nota coma la “Pavona”. Un nome rimasto alla villa e alla località. La Club House è la sede del circolo di golf. Il presidente dal 2007 è Marco Zanetti, il direttore Riccardo Tirotti. Oltre cinquecento i soci, fra cui non mancano personaggi famosi. Come i calciatori Christian Panucci, ex giocatore della nazionale, e John Arne Riise, difensore norvegese della Roma, o come l’attore Flavio Montrucchio, trionfatore della seconda edizione del Grande Fratello.

 

Accanto alla Direzione del circolo, al pro shop e al bar, l’antica villa ospita anche un raffinato ristorante. Gestito ormai da anni da Roberto Tomei, sommelier per passione e ristoratore da sempre, visto che è un vero figlio d’arte, il padre ha in cura da una vita il ristorante di un celebre e antico golf club della Capitale. Lo chef è Boemio Guido, arrivato qui da esperienze fatte in hotel a cinque stelle come il Bauer di Venezia e il De Russie, a Roma. La cucina parte dalla tradizione locale per arrivare a dei piatti creativi che esaltano i sapori del territorio. Non manca il resort. Ventisette appartamenti da due e quattro posti, che si affacciano sul percorso. Per le tariffe basta visitare il sito www.golfresortcastelgandolfo.com. Frequenti le offerte. Fino a marzo, ad esempio, 4 notti con prima colazione e 4 green fee costano 270 € a persona.

 

Vigneti a filari Pasolina, nelle tenute di Principe Pallavicini

Il nostro itinerario continua tra i piaceri enogastronomici dei Castelli Romani. Grazie all’impegno di alcune cantine, che hanno avviato importanti programmi di rilancio enologico, da alcuni anni il territorio sta vivendo una nuova fase. In poche parole, è un vero paradiso per i golfisti che amano il bere e la buona tavola. Tra le principali destinazioni enoturistiche Vini Pallavicini nasce nel 1670, sempre di proprietà della famiglia Pallavicini. Dietro prenotazione si può visitare l’azienda e si possono fare degustazioni e organizzare pranzi per piccoli gruppi (www.vinipallavicini.it).

 

Tra le colline di Genzano la cantina Cavalieri ha una nuova sala degustazione con ampie finestre panoramiche, opera dell’architetto-enologo Roberto Mazzer. L’azienda agricola nasce invece nel 1879, oggi alla quinta generazione (www.aziendaagricolacavalieri.it). Come non parlare poi di Fontana Candida, nata nel 1958, ora di proprietà del Gruppo Italiano Vini (www.giv.it), la principale realtà produttiva della zona con 5 milioni di bottiglie. Anche qui, su prenotazione, sono possibili visite e degustazioni. Per assaggiare le prelibatezze locali nei dintorni c’è anche l’Osteria Fontana Candida, gestita da Antonio Giminelli, della Torre di Fiuggi (www.osteriafontanacandida.it).

 

CAVALIERI PRINCIPE PALLAVICINI
A metà ’800 la famiglia Cavalieri avviò la produzione di vini nel podere di proprietà di Montecagnolo. Otto ettari nelle colline intorno a Genzano, 380 metri di altitudine su terreno vulcanico. Un’azienda di antica tradizione che ha saputo tenere il passo con i tempi. Da un paio d’anni si è dotata di una panoramica sala degustazioni, realizzata su progetto dell’enologo-architetto dell’azienda, Roberto Mazzer, di Conegliano, che alla passione per il vino unisce quella per l’architettura. Numerose le iniziative che si tengono nei mesi estivi, con eventi e serate jazz. L’azienda fa solo 30mila bottiglie, ma punta sulla qualità. Fra i rossi primeggia il Rùtilo, un uvaggio di cesanese, montepulciano e cabernet sauvignon. Un vino complesso che matura un anno in piccole botti di legno di rovere francese e un altro in bottiglia. Fra i bianchi c’è una novità: il Diomede, un felice incontro di fiano e grechetto, che matura per sei mesi in rovere francese. La nobile famiglia dei Pallavicini è presente nel Lazio fino dal ‘600. Una storia che ha portato, nel 1939, alla fondazione di Principe Pallavicini, guidata oggi da Maria Camilla Pallavicini. Negli ultimi anni, con importanti investimenti in vigna e in cantina, e con l’arrivo dell’enologo veneto Carlo Roveda, l’azienda ha fatto grandi passi in avanti in termini di qualità. Le tenute occupano più di settanta ettari tra Frascati e Colonna, su colline a 350 metri d’altezza e suoli vulcanici ricchi di minerali. Mezzo milione le bottiglie prodotte. Da segnalare, fra i rossi, il Casa Romana, un uvaggio di petit verdot e cabernet, affinato in barrique per 18 mesi. Fra i bianchi il portabandiera  è il 1670 (malvasia puntinata 70 per cento e semilion) un raffinato omaggio delle terre dei Castelli agli amanti del buon bere. Su prenotazione visite in cantina, alla linea d’imbottigliamento e degustazioni di vini.

 




 

 

 

 

 

 


Fontana Candida

09L’etichetta del vino Luna Mater, disegnata dall’artista romano Domenico Bianchi per i 50 anni di Fontana Candida

Fondata nel 1958, la casa vinicola Fontana Candida si trova nel cuore del Frascati Doc. Di proprietà del Gruppo Italiano Vini, l’azienda è la principale realtà produttiva di questo vino, con 97 ettari vitati, 5 milioni di bottiglie, di cui 3,5 vengono esportate. L’enologo è Mauro Merz, trentino trapiantato nei Castelli Romani. Anche a lui si deve il tentativo, riuscito, di rilanciare l’immagine e la qualità del Frascati. Un recupero della tradizione enologica che insieme con le moderne tecniche di vinificazione hanno portato alla nascita del Frascati Superiore Luna Mater, un bianco che ha celebrato i cinquant’anni dell’azienda. Fra i rossi ci piace ricordare il Kron, fatto con uve merlot (85 per cento) e Sangiovese (15 per cento), maturato in barrique.

 

 

Dove mangiare

A proposito di ristoranti, in zona non c’è che l’imbarazzo della scelta. Vi diamo solo poche indicazioni. A La briciola di Adriana, a Grottaferrata, la padrona di casa, Adriana Montellanico, propone ricette della nonna, cucina locale tradizionale. A La Galleria di Sopra si cena invece in un antico palazzo del ‘600, nel cuore di Albano Laziale. I fratelli Garfagna, i titolari, propongono una cucina tradizionale mediterranea rivisitata. Interessante la cantina che offre 350 etichette, molte del territorio. E infine Bucci, nel centro storico di Castelgandolfo, a duecento metri dalla residenza estiva del Papa. Gestione familiare per una cucina nazionale e romana a base di carne. La terrazza del ristorante si affaccia sul lago di Albano, offrendo ai commensali una vista incantevole.

 

Camera con Golf

E per dormire un nome su tutti, il Park Hotel Villa Grazioli, a Grottaferrata (www.villagrazioli.com). Splendido quattro stelle Relais&Chateaux ricavato in una dimora cardinalizia del XVI secolo, circondata da un giardino che si affaccia sulla Capitale e da dove si può vedere il mare da una parte e Tivoli, dall’altra. Convenzionato con il Golf Club Castelgandolfo, da cui dista meno di dieci chilometri. Anche qui le offerte speciali non mancano. Fino a fine marzo un pacchetto di tre notti con colazione compresa, una cena per due, due green fee per due persone, 600 € a testa.

 

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