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testi e foto di Massimiliano Rella

 

“L’Ardita”, scultura in marmo dell’artista toscano Marco Pignattai (2005), nella tenuta Casato Prime Donne, a Montalcino Sculture e murales dell’artista Sandro Chia, proprietario di Castello Romitorio, a Montalcino
Collezione di bottiglie storiche di Brunello di Montalcino nella cantina museo di Abbadia Ardenga, a Torrenieri (Siena) Colline e vigneti a Montalcino (Siena)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 









Le sculture in cantina di Sandro Chia, al Castello Romitorio. Le vacche in travertino di Marco Pignattai sulle colline di Casato Prime Donne oppure le antiche architetture di Abbadia Ardenga, a Torrenieri. Sono alcuni esempi del Brunello “da vedere”, un vino che a suo modo rappresenta l’arte, un’eccellenza toscana apprezzata in tutto il mondo. Siamo sulle colline di Montalcino (Siena), una delle destinazioni enoturistiche più gettonate d’Italia, e non solo. Tra scorci da cartolina e stretti vicoli siamo saliti fin quassù alla mensa del re Brunello. Cominciando con un pezzo da novanta, il mito in persona, Franco Biondi Santi, discendente di un garibaldino, Ferruccio Biondi Santi, che a fine ‘800 selezionò un particolare clone di sangiovese nella sua tenuta Il Greppo. Senza aggiunta di altre varietà quelle uve segnarono l’inizio di un nuova tipizzazione dei vini toscani dell’epoca. La prima bottiglia fu prodotta nel 1888, ma da molto tempo ormai il Brunello di Montalcino Docg di Franco Biondi Santi è nell’olimpo dei grandi vini italiani, un rosso tra i più longevi al mondo, di grande eleganza e finezza. Incontriamo questo anziano signore, un po’ tremolante ma lucido, in una calda mattina assolata. La sua cantina firma un Brunello d’annata, ottenuto da vigneti di 10-25 anni, con un periodo di longevità tra i 20 e i 40; e un Brunello riserva, fatto con le uve di vigne di oltre 25 anni, maturato per 36 mesi in botti di rovere di Slavonia, capace di sfidare le rughe del tempo. Sono vini prodotti solo nelle buone annate.

Chi ha una bottiglia di riserva di Biondi Santi (costano qualche centinaio di € a seconda delle annate) sa bene che in azienda viene effettuata la “ricolmatura”, un’operazione esclusiva e preziosa che serve a controllare lo stato di conservazione del vino e prolungarne la vita. “Semplicemente” si toglie il tappo di sughero che con il tempo perde elasticità, si ricolma la bottiglia al livello giusto con il vino coevo della riserva di famiglia e si fa la ritappatura con nuovi sugheri a marchio. Tutto questo alla presenza di un membro dei Biondi Santi. I famosi produttori toscani fanno anche due Rossi di Montalcino Doc (etichetta bianca e fascia rossa), un Rosato e l’olio extravergine d’oliva da cultivar regionali.

 

Franco Biondi Santi, il signore del Brunello La tenuta Il Greppo, di Franco Biondi Santi, a Montalcino

Da Biondi Santi (www.biondisanti.it) anche la visita in cantina può essere un’esperienza indimenticabile: la visita è gratuita, ma con un piccolo prezzo si possono degustare 2 vini (un Rosso e un Brunello d’annata); mentre con 50€ si fa una degustazione comodamente seduti di più etichette e di una Riserva. Su richiesta ci sono anche le verticali di più annate. Ma per questo c’è il listino prezzi.

 

La cantina di Fattoria dei Barbi, a Montalcino Montalcino, il campanile della chiesa di Sant’Agostino

La tappa successiva è da un altro protagonista del Brunello, un po’ più giovane, Stefano Cinelli Colombini, a capo della Fattoria dei Barbi. Suo nonno era podestà di Montalcino, quando i “sindaci” si chiamavano così, e aprì nella Fortezza la prima enoteca pubblica del territorio. Nel 1950 la cantina si aprì alle visite, nel 1968 fu avviata anche la Taverna dei Barbi, ristorante di cucina tipica. In anni più recenti, invece, è stato aggiunto un piccolo Museo del Brunello (www.fattoriadeibarbi.it). La filosofia di Colombini è di fare vini del territorio. Potrebbe essere la frase-slogan che dicono tutti ma in effetti il produttore fa uno dei migliori Brunelli del territorio. La cantina esporta in tutto il mondo, fa 700 mila bottiglie tra le varie tipologie con grande attenzione alla qualità (anche Rosso di Montalcino, Moscadello, etc). Ad esempio. Dopo la raccolta meccanizzata in vigna si abbassa la temperatura delle uve con il ghiaccio secco a 17-18 gradi centrigradi, ideale per l’inizio della fermentazione, in totale assenza di ossigeno per avere una bassa acidità volatile, evitando l’uso della solforosa e preservando i profumi. Dagli anni ’70 si fanno lunghe maturazioni sulle bucce per aumentare antociani e resveratrolo (pigmenti e fenoli) in “maniera esponenziale”, come sottolinea lo stesso produttore.

 

I fratelli Rossi Cantini: a sx Vittorio, al centro Cecilia, a dx Francesco
La tappa successiva è alla Piombaia Rossi Cantini, un’azienda enoturistica con ristorante di cucina toscana e una cascina con 7 appartamenti per la notte, piscina all’aperto, vasca idromassaggio, barbecue, forno a legna, bici. Insomma tutto quanto è necessario per rilassarsi qualche giorno dalla famiglia Rossi Cantini, tra buoni cibi, buoni vini e un’atmosfera di casa. I vigneti sono coltivati a sangiovese e merlot e i tre giovani fratelli, Vittorio, Francesco e Cecilia, producono - oltre al Brunello - il Rosso di Montalcino, il rosso Igt Toscana, un brandy, una grappa di Brunello e l’olio extravergine d’oliva. I clienti possono partecipare alle attività agricole, fare visite guidate, degustazioni e lezioni di cucina per piccoli gruppi. L'osteria La Crocina, annessa all’agriturismo, serve piatti toscani preparati dagli chef Mauro Ferrari, Vittorio Samo e Cristian Daddario. Tra le specialità della casa: i pici con le briciole, la zuppa di pane, i ravioli maremmani, il cinghiale in umido e la tagliata. Conto medio 35€ (lun chiuso www.piombaia.com).

 

Sculture e murales dell’artista Sandro Chia, proprietario di Castello Romitorio, a Montalcino Sculture e murales dell’artista Sandro Chia, proprietario di Castello Romitorio, a Montalcino
Le tappe successive sono veri incontri con l’Arte, quella del vino e quella degli artisti toscani. Al Castello Romitorio, l’azienda di Sandro Chia, tra i massimi esponenti della Transavanguardia, troviamo opere del pittore e scultore fiorentino: sul piazzale davanti alla cantina, in giardino, nella sala degustazione dove si servono su richiesta anche piatti caldi in abbinamento ai vini, tra opere dello stesso Chia, ma anche di Mimmo Paladino, Giacomo Balla ed Ettore Sottsass. Tra le botti di Brunello ecco altre sculture del maestro e alcuni murales. E’ in questo insolito “museo” che invecchiano il Brunello, anche Riserva, il Rosso di Montalcino e altri vini toscani. In vigna sono coltivati oltre al sangiovese grosso varietà come cabernet sauvignon, canaiolo, syrah, vermentino, chardonnay. E per gli enoturisti c’è la possibilità di pernottare nell’agriturismo Poggio di Sopra, a Sant’Antimo, in un complesso agricolo in pietra con appartamenti da 4/6 posti, piscina, terrazza e ampio giardino (www.castelloromitorio.com).
Interni della cantina Casato Prime Donne, nelle campagne di Montalcino. Particolare di opere d’arte Donatella Cinelli Colombini, nella cantina della Fattoria del Colle I Ghangheretti”, opera dell’artista Alessandro Grazi (2006), nella tenuta Casato Prime Donne, a Montalcino. L’esecuzione è di Pasqualino Iorillo, fabbro di Montisi
Un vero esperimento di Land Art riempie il paesaggio di un’altra importante cantina, il Casato Prime Donne, della produttrice Donatella Cinelli Colombini. In questa azienda tutta al femminile, con 18 ettari di vigne e una produzione di Rosso, Brunello e Brunello Riserva, è possibile fare un percorso tra i vigneti con soste tra opere d’arte contemporanea, pannelli esplicativi e frasi dettate dalle vincitrici del Premio Casato Prime Donne, assegnato a donne che hanno valorizzato la presenza femminile nella società e nel lavoro. Tutte le sculture e le installazioni sono di artisti locali, al massimo toscani. Come i colorati “Ghangheretti”, due giganti banderuole a forma di folletti del pittore e grafico senese Alessandro Grazi; come il “Tabernacolo della Madonna del Brunello”, installazione dai giovani architetti dello studio Liberatori&Romualdi che fa da supporto a un dipinto della pittrice Anna Maria Tesio, la “Vergine col Bambino”. E ancora: le Colombe dell’orafo e scultore Orlando Orlandini, la Croce in legno di Rosanna Mulinari o la vacca chianina in travertino di Marco Pignattai, l’Ardita (www.cinellicolombini.it).
Cantina museo di Abbadia Ardenga, a Torrenieri Collezione di bottiglie storiche di Brunello di Montalcino nella cantina museo di Abbadia Ardenga, a Torrenieri (Siena)
Ultima tappa tra l’arte di fare il vino è a Torrenieri, piccolo borgo sulla via Cassia che ricade nella denominazione del Brunello di Montalcino. E’ la cantina-museo Abbadia Ardenga e vanta una storia molto lunga. I primi scritti risalgono al 990, a firma dell’arcivescovo inglese Sigerico che di ritorno da Roma segnalava tutti i posti dove si fermava a dormire. Ancora oggi la cantina ingloba parte dei resti del vecchio torrione di Torrenieri, costruito all’inizio dell’anno Mille. Distrutto nel 1315, fu ricostruita come stazione postale sulla via Francigena. Comprendeva stalle e cisterne per l’acqua, che ancora scorre nei sotterranei della cantina. La tenuta appartenne alla potente famiglia dei Piccolomini, tra i cui membri c’era Papa Pio II, il fondatore della cittadina rinascimentale di Pienza. All’interno di Abbadia Ardenga possiamo ammirare archi a tutto sesto, cunicoli di fuga, feritoie per la difesa, antichi pozzi, foto d’epoca e strumenti della civiltà contadina del XIX e XX secolo. Come vecchie pigiatrici, pompe, botti, bollitori. Nel cuore della cantina c’è anche un piccolo caveau del vino, dove riposano decine di bottiglie di vecchie annate di Brunello di Abbadia Ardenga, a partire dal 1955. Questa struttura storica riconosciuta dalla Regione Toscana ha anche due sale degustazioni (una per grandi gruppi, con prenotazione scritta). Programmate pure un paio d’ore per la visita guidata e la degustazione di vini, salumi e formaggi. Anche l’accoglienza qui è un’arte. Info www.abbadiardengapoggio.it

 

I Musei Contadini

Paesaggi sulle Crete Senesi Interni del Museo del Tartufo a San Giovanni d’Asso, sulle Crete Senesi

Segnaliamo due interessanti musei del territorio. Il primo si trova nel bel borgo medievale di Buonconvento, lungo la via Cassia, ed è il Museo della Mezzadria Senese, negli spazi di un’antica fattoria. Racconta con oggetti, parole di sottofondo e immagini il rapporto che esisteva tra proprietari e contadini ai tempi della mezzadria, un rapporto di conduzione della terra in cui il colono con il suo lavoro e quello della sua famiglia divideva in parti uguali il raccolto con il padrone. Da aprile a ottobre è aperto dal martedì alla domenica. Info www.museomezzadria.it

Il secondo è il Museo del Tartufo di San Giovanni d’Asso, sulle Crete Senesi, a mezz’ora di auto da Montalcino. Si trova nei sotterranei trecenteschi dell’antico Castello, costruito in più fasi a partire dal XII secolo e racconta con immagini e pannelli la cerca del pregiato tartufo bianco e le caratteristiche organolettiche del pregiato tubero. Info www.museodeltartufo.it

 

Brunello di Montalcino Docg

Veduta di Montalcino, il paese del Brunello Vecchie bottiglie di Fattoria dei Barbi
E’ ottenuto da uve di sangiovese, un vitigno chiamato localmente "brunello". Da disciplinare le rese massime per ettaro sono di 80 quintali e l’immissione in commercio avviene il primo gennaio del quinto anno dopo la vendemmia. Durante questo periodo il vino fa almeno due anni in botti di legno e almeno quattro di affinamento in bottiglie (altri 6 mesi per la Riserva, che entra in commercio un anno dopo). Info www.consorziobrunellodimontalcino.it

 

Soste Plein Air

Un ampio parcheggio davanti alle mura di Buonconvento permette ai camperisti di sostare in tutta tranquillità a due passi dalla via Cassia, in un punto facilmente raggiungibile sia da Siena che da Roma, per chi viene da sud. Altre aree sosta sono a Montalcino, in Via Osticcio, dopo la pineta a sinistra; a Torrenieri, Via Bindo Crocchi, presso la stazione ferroviaria; a Siena, Via Achille Sclavo, presso la stazione ferroviaria, dietro il palazzetto della Mens Sana e in Via della Pescaia, zona sud nei pressi della Porta di Fonte Branda.

 

Paesaggi della Val d’Orcia
Il casale agrituristico di Piombaia Rossi Cantini L’Abbazia di Sant’Antimo, nel territorio di Montalcino (Siena)
Camper nel parcheggio di Buonconvento





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