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testi di Antonella Burdi

 

I laghi di Monticchio nei crateri del vulcano spento del Vulture (foto archivio Apt Basilicata) Piante acquatiche sui laghi di Monticchio (foto archivio Apt Basilicata)

Il Vulture è la terra vitivinicola più importante della Basilicata, situato nel nord della regione, in provincia di Potenza. Prende il nome dall’omonimo vulcano, i cui crateri spenti ormai da secoli sono riempiti dalle acque dei due laghi di Monticchio. Alle sue pendici prosperano i vigneti di aglianico, una varietà rossa dell’Italia centro-meridionale, ideale per vini strutturati e da invecchiamento, come l’Aglianico del Vulture Docg, il principe di questo territorio ancora poco conosciuto ma ricco di sorprese, spunti, bellezze artistiche. Insomma, una destinazione tutta da scoprire. Il terreno di origine vulcanica contribuisce a creare la qualità del vitigno aglianico.

 

Veduta area del Castello di Melfi (Rossi - www.TipsImages.it - foto archivio Apt Basilicata)
Particolare di un affresco nella chiesa rupestre di Santa Margherita, a Melfi
Melfi, l’ingresso al Castello

Melfi è la nostra prima tappa. Molti ne avranno sentito parlare per la presenza degli stabilimenti Fiat, ma a noi interessa per due precisi motivi: è uno dei paesi simbolo dell’Aglianico del Vulture Docg ed è anche sede di uno spettacolare castello di epoca normanna. Svetta con le sue sette torri rettangolari e le tre pentagonali sulla sommità di una collina, fatto restaurare da Federico II di Svevia, che vi dimorò a lungo. Fu proprio in queste terre che il Sacro Romano Imperatore nel XIII secolo emanò una delle più moderne opere di diritto di tutti i tempi, le Constitutiones Augustales, un codice unico di leggi. Oggi il castello federiciano ospita il Museo archeologico nazionale del Melfese, che espone oggetti provenienti da corredi funerari di epoca arcaica e del periodo classico e reperti in ceramica legati alla produzione e al consumo di vino: olle, attingitoi, coppe, crateri e un rhyton, cioè un vaso per bere, a testa equina (www.basilicata.beniculturali.it). Sempre a Melfi la Cripta di Santa Margherita è una chiesa rupestre scavata nel tufo vulcanico, a navata unica e quattro cappelle laterali, con numerosi affreschi alle pareti, alcuni in stile bizantino, altri di impronta occidentale (tel 0972.239751).

 

A Melfi si può mangiare al ristorante dell’hotel Novecento: la cucina è tradizionale, fatta con materie prime scelte, e i vini sono conservati in una bella e suggestiva cantina sotterranea tutta rivestita in pietra. Tra i primi piatti di pasta fresca possiamo gustare le laganelle con baccalà e noci e le fascinelle con pomodori secchi e rucola (conto 30€). L’albergo offre accoglienti camere con piscina all’aperto (doppia 100€www.novecentomelfi.it).Per dormire c’è anche il Relais La Fattoria, un 4 stelle con piscina nel parco e vista sul paesaggio del Vulture; le vecchie cantine ospitano il ristorante Il Cavaliere, di cucina lucana (doppia 104€, conto ristorante 25€ www.relaislafattoria.it).

 

Un suggestivo paesaggio di vigneti nella tenuta di Terre degli Svevi, del Giv – Gruppo Italiano Vini Una lunga fila di botti dentro la struttura con tetto a capriate della cantina Terre degli Svevi, del Giv – Gruppo Italiano Vini

La tappa successiva è Venosa, un altro paese di grande interesse culturale oltre che enologico. Il paese si sviluppa attorno al Castello aragonese del 1470 ed è uno dei principali centri di produzione dell’Aglianico del Vulture. Tra le cantine più importanti del territorio troviamo Terre degli Svevi, del Gruppo Italiano Vini, con punto vendita aperto al pubblico per visite e degustazioni (www.gruppoitalianovini.com). Una sosta golosa consigliata è invece al ristoranteAl Frantoio, un locale raffinato, con due ampie sale, che propone cucina di territorio e piatti di pesce delle isole Tremiti e del Gargano (conto medio 30€, www.ristorantealfrantoio.it).

 

Una fila di cantine su una collina attorno al centro di Barile, uno dei paesi simbolo dell’Aglianico del Vulture Docg

A Barile, paese di antiche origini albanesi, troviamo un altro interessante centro vitivinicolo. Barile fu fondata da una colonia di albanesi provenienti da Scutari e da Croia nel 1464 e conserva ancora tradizioni arbëreshë, anche lingustiche. Di interesse storico sono le cantine scavate nel tufo circa cinque secoli fa e nel tempo utilizzate per l’invecchiamento del vino. Ne possiamo osservare una lunga fila su due ordini nel fianco di una collina del paese. Tra le cantine locali va sicuramente visitata Paternoster, che propone etichette di Aglianico del Vulture, oltre a Fiano, Falanghina e Moscato. La cantina storica è destinata all’invecchiamento dei vini; mentre per l’accoglienza c’è il nuovo e moderno impianto, in podere Villa Rotondo, costruito su due piani con cristalli, legno e rame. Un avvincente percorso tra antico e moderno offre ai visitatori la possibilità di assaggiare i piatti di cuochi locali: su prenotazione si possono gustare piatti lucani in abbinamento ai vini dell’azienda (www.paternostervini.it). Sempre a Barile, l’azienda Macarico ha cantine cinquecentesche alle porte del paese in due grandi locali sotterranei scavati nel tufo lavico. Macarico produce due diverse etichette di Aglianico del Vulture. Completa l’offerta enoturistica l’ospitalità in undici camere spaziose e dall’arredamento raffinato (www.macaricovini.it).

 

Bevitore di vino. Particolare del Presepe del Vino, all’interno delle cantine seicentesche dell’ex ospedale francescano, oggi di proprietà di Cantine del Notaio
Uno scorcio delle cantine nella grotta di Terra dei Re, una delle aziende più interessanti del territorio
Architettura moderna per la cantina Terra dei Re, realizzata dall’architetto Palmiro Sacco
Legno, vetro e una copertura di curve sinuose racchiudono le moderne cantine di Terra dei Re. Una struttura di grande impatto progettata dall’architetto Palmiro Sacco

Nella vicina Rionero in Vulture (Potenza) troviamo altre due cantine interessanti sotto il profilo estetico e culturale. Una antica, l’altra moderna. La prima è Cantina del Notaio, la seconda Terra dei Re. Cantine del Notaio, di Gerardo Giuratrabocchetti, produce vini da uve aglianico: tre vini rossi, un rosato e uno spumante. E inoltre, un vino bianco dolce da uve appassite dei vitigni moscatoe malvasia. La cantina ha un museo della civiltà contadina, un presepe che riproduce i mestieri antichi legati alla viticoltura e grotte scavate nel tufo intorno al 1600. I visitatori possono degustare i vini in un’ampia sala multimediale anche in abbinamento a prodotti locali (www.cantinedelnotaio.it). Terra dei Re, invece, è una cantina dall’architettura contemporanea dal tetto a forma di onde, realizzata con ampie parti in vetro sul progetto dell'architetto Palmiro Sacco. L’azienda coniuga vino, arte e cultura: oltre a produrre Aglianico del Vulture, espone al suo interno dipinti di artisti moderni e automobili d’epoca e organizza eventi culturali, come la Vendemmia notturna. Dalle uve di aglianico vendemmiate di notte nasce il vino Nocte. La sala degustazione ospita fino a 50 persone e la cantina fino a 200 per pranzi, cene e buffet con cucina tipica del territorio (www.terradeire.com). A Rionero possiamo anche visitare il Museo multimediale del Brigantaggio, a Palazzo Fortunato, dove a volte sono organizzate anche degustazioni di vini locali. Per mangiare, invece, c’è il ristoranteLa Pergola, a conduzione familiare, con piatti di pasta fatta in casa e varie ricette locali (conto medio 25€ www.hotelristorantelapergola.it).

 

Antichi palmenti per la vinificazione nella cantina Eubea Botti nella cantina Eubea, tra Rionero in Vulture e Ripacandida

Proseguendo verso Ripacandida un’interessante tappa enoturistica è nell’azienda agricola Eubea, che ha una cantina sotterranea con archi a tutto sesto e antiche vasche di vinificazione: tra i vini prodotti non manca l’Aglianico del Vulture (www.agricolaeubea.com). Ultime tappe del nostro itinerario alle pendici del Vulture sono Maschito e Avigliano. Nella prima troviamo la bella bottaia di Casa Maschito, dove si invecchia

Il castello di Lagopesole (foto archivio Apt Basilicata)

un interessante Aglianico del Vulture (www.casamaschito.it).

Nella seconda troviamo il Castello federiciano di Lagopesole, a più di 800 metri di altezza, probabilmente eretto su una precedente costruzione normanna intorno al 1242. Nell’Antiquarium conserva materiali medievali ritrovati durante gli scavi in uno dei due cortili dell’edificio. Fiorente in questo centro è l’artigianato di oggetti in legno e ferro, coltelli a serramanico e tappeti in lana (www.comune.avigliano.pz.it).

 

Venosa, un paese di cultura

Il Castello aragonese di Venosa (foto architetto Mauro Pellegrino)
La Chiesa Incompiuta, a Venosa (foto archivio Apt Basilicata)

Il Castello aragonese di Venosa, del 1470, è una grande costruzione quadrata con quattro torri cilindriche. In una galleria interrata ospita il Museo archeologico nazionale, con reperti di epoca romana e della dominazione normanna: ceramiche, monete, mosaicipavimentali, pitture parietali (www.comune.venosa.pz.it). L’Abbazia della Santissima Trinità ha un mosaico pavimentale, probabilmente di una preesistente villa romana. Il Parco archeologico di Venosa mostra invece gli scavi dell’anfiteatro e delle terme. Sono di grande valore storico e archeologico le catacombe ebraiche, scoperte nel 1853, sulla collina della Maddalena, che dimostrano la presenza di una numerosa comunità ebraica tra il IV e il VI secolo d.C. Sono formate da corridoi sotterranei con dipinti e arredi sacri tipici del patrimonio iconografico e religioso ebraico. E’ definita L’Incompiuta, con la sua struttura mai terminata, la chiesa nuova voluta dai monaci benedettini per ampliare lo spazio destinato al culto della vecchia chiesa e iniziata nel 1193. Rimangono oggi solo le mura esterne e all’interno cinque colonne di cui quattro complete di capitello corinzio.

Abbazia della SS. Trinità Chiesa Vecchia, Venosa Veduta aerea del parco archeologico di Venosa (foto archivio Apt Basilicata) Un mosaico nell’area archeologica di Venosa (foto archivio Apt Basilicata)

 

 

Aglianico del Vulture, un rosso potente

Il monte del vulcano Vulture fa da sfondo a Venosa, uno dei paesi dove si produce l’Aglianico del Vulture Docg
Un grappolo di aglianico, un vitigno potente e ricco di tannini. E’ ideale per un vino da invecchiamento come l’Aglianico del Vulture Docg

L'Aglianico del Vulture Docg è il vino principale del territorio, ottenuto dal vitigno a bacca rossa aglianico, probabilmente portato dagli antichi Greci e coltivato da epoca remota. Il disciplinare di produzione circoscrive la Docg al territorio di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, tutti in provincia di Potenza. I vigneti sono su terreni collinari di origine vulcanica, tra i 200 e i 700 metri. Il vino ha una gradazione alcolica complessiva minima naturale di 11,5 gradi. Il colore è rosso rubino più o meno intenso o granato vivace, con riflessi arancione dopo l’invecchiamento. L’odore è vinoso con profumo delicato caratteristico e che migliora con l’invecchiamento. Invecchiato per almeno tre anni, di cui due in botti di legno, può portare in etichetta la qualifica di Vecchio. Se invecchiato di almeno cinque anni in etichetta è qualificato Riserva. Di sapore asciutto, sapido, fresco, armonico, giustamente tannico, tende al vellutato con l’invecchiamento. Si accompagna a carni alla griglia, formaggi stagionati, come il caciocavallo, a primi piatti al ragù, selvaggina quando invecchiato, arrosti.

 

Lo chef Franco Rizzuti dell’antica Osteria Marconi di Potenza Fresche bollicine del Vulture per accompagnare lo gnocchetto di seppia e calamaro su cremina di piselli in brodetto di gallina di fattoria, con olio di brace e polvere di liquirizia. Un piatto del ristorante antica Osteria Marconi, di Potenza

L’Antica Osteria Marconi
Alla periferia di Potenza vale la pena fermarsi per un pranzo o una cena all’Antica Osteria Marconi, che propone gastronomia lucana a base di carne, pesce, funghi e altri ingredienti locali. La cucina è curata dallo chef Francesco Rizzuti che si ispira alla tradizione locale, reinterpretandola con creatività e con l’uso di tecniche di cottura innovative, che vanno dalle basse temperature al sottovuoto, fino al sifone per le spume. Conto medio 40€ bevande escluse. A pranzo 17€, oppure menu degustazione da 35 e 45€ (www.anticaosteriamarconi.it).

 

Dormire

Per pernottare sul territorio una soluzione ideale per chi ama la natura è ad Atella: l’agriturismo La Valle dei Cavalli è fattoria didattica e maneggio e organizza corsi di equitazione e passeggiate a cavallo tra i boschi. In alternativa escursioni nei dintorni in bicicletta. La ristorazione propone gastronomia locale, con possibilità di mangiare all’aperto, e pernottamento in camere accoglienti (doppia da 80€ www.lavalledeicavalli.it).

 

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