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testi di Fulvio Fulvi

 

Le vigne di cantina Moroder, sullo sfondo il monte Conero (Ancona) La baia di Portonovo (Ancona) La bella barricaia delle cantine Moroder, alle pendici del Conero, Ancona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si dice che i marchigiani prediligano l’estate perché hanno “la testa al fresco delle montagne e i piedi a bagno nell’Adriatico”. Per questo, la culla di Leopardi, Rossini e Raffaello, è l’ideale per una vacanza. Ondulate colline muovono i paesaggi dell’entroterra accogliendo qua e là antichi borghi dal fascino ancora intatto, la campagna è feconda ovunque, con vigne da cui si ricavano vini di qualità, pascoli dove scorazzano mucche dalle carni pregiate e fattorie nelle quali i contadini producono, come una volta, ciauscoli, lonze e caciotte. Da Gabicce Mare a San Benedetto del Tronto, 180 km di costa dove si alternano spiagge di sassi, rocce e vellutata sabbia. Ai confini con l’Abruzzo, le vette dei Monti Sibillini sono la gioia degli escursionisti che possono salire fino ai laghi di Pilato, a quota 1.940. A nord, invece, la Gola del Furloappare come un luogo da favola: è il massiccio che Etruschi e Romani tagliarono per costruire mura e gallerie aprendosi una via per raggiungere il mare.

 

 

Cattedrale di San Ciriaco, Ancona. Particolare del sagrato

Ancona è il capoluogo, dominata dalla cattedrale romanica di San Ciriaco, ricca di influssi bizantini e gotici, dal cui sagrato si ammirano il porto e i cantieri navali. L’anima della città, nobile e mercantile, è svelata anche dalla chiesa di Santa Maria della Piazza (XIII secolo), dagli edifici ottocenteschi della city, dalla medievale Loggia dei Mercanti e da corso Stamira, con le sue vetrine alla moda. Se volete comprare prodotti tipici e vi trovate qui la terza domenica del mese, non perdetevi il “mercatino al Rjò dej archi”, sotto i portici di via Marconi. La parte sud di Ancona è collegata al Parco del Conero: 6 mila ettari ricoperti di pini, lecci, ginestre, corbezzoli, lavanda e viti che danno il Rosso Conero, un vino amato anche dagli americani. La Riviera del Conero è rocciosa e selvaggia: vi si insinuano baie incantevoli come Portonovo. Veniteci al mattino presto e sedetevi sui ciottoli bianchi: potrete osservare, se c’è bonaccia, granseole e colonie di luccicanti sardine neonate che guizzano nell’acqua limpida e bassa. Arrivata l’ora della prima colazione, abbandonatevi pure alle insolite proposte di Moreno Cedroni del Clandestino Susci Bar tra la spiaggia e il bosco: una mousse di cappuccino con lingue di gatto è il modo migliore per suggellare lo spettacolo che avete appena ammirato. Se vi fermate qui a pranzo (30 €), invece, “buttatevi” sul susci (sì, si scrive proprio così) mediterraneo inventato dal grande chef di Marzocca dove i prodotti del mare e della terra marchigiana risaltano in tutto il loro sapore.

 

Suggestivo tramonto prima della cena al Fortino Napoleonico, di Portonovo (Ancona)

Nascosto dietro la baia, ecco il Fortino Napoleonico, presidio militare del 1813 trasformato in hotel di charme (una doppia da 130 € www.hotelfortino.it) con una cantina e un American Bar dove apprezzare i pregiati vini del Conero. Aggrappata alla roccia del monte, Sirolo, con il teatro romano alle Cave: il suo palcoscenico rivive ogni estate i fasti delle sue origini. Altro gioiello della Riviera è Numana, già porto degli ateniesi, con lidi dorati e un litorale costellato di hotel, residence e villaggi turistici. Ma chi preferisce prendere la tintarella in pace può scendere alla spiaggetta delle Due Sorelle, scogli a forma di enormi dita che spuntano dal mare, raggiungibili solo in barca o col traghetto.

 

Paesaggio sul lago di Fiastra (Macerata)

Tra il Conero e la foce del fiume Potenza, ai piedi dell’Ermo Colle leopardiano, sorge Porto Recanati: 8 km di spiaggia sabbiosa spesso interrotta da pinete. Qui, il duecentesco Castello Svevo con la corte che d’estate diventa un’arena (intitolata al tenore Beniamino Gigli, che da queste parti ebbe i natali) per spettacoli e concerti. Per il pranzo, dopo una passeggiata sul lungomare, prenotate un tavolo nella veranda con vista mare del Kiro Kiro Restaurant Cafè (un pranzo da 30 € www.kirokiro.it) dove gustare chitarrine all’astice e una frittura di pesce che si scioglie in bocca. Trascorso un pomeriggio di relax sulla spiaggia, andate a divertirvi fino a notte fonda sulle piste del Babaloo, tra gli ulivi e un laghetto, a Porto Potenza Picena: è una delle discoteche più trendy dello Stivale. Da qui, la mattina dopo, può cominciare il nostro giro alla scoperta delle “succulenze” dell’entroterra maceratese, per una sosta a Treia, città della palla a bracciale (antico gioco celebrato da Leopardi con l’Ode al campione Carlo Didimi) ma anche patria dei “cargiù” (ravioloni di ricotta vaccina conditi con sugo di papera). Il viaggio nella provincia di Macerata non può prescindere da un salto a Serrapetrona, grazioso paesino celebre per la Vernaccia, un raro spumante rosso, che fa ben tre fermentazioni nella versione passito, ma che nella versione secca può splendidamente accompagnare salumi, verdure e formaggi di questa terra. Passando per il Lago di Fiastra, non perdete Caldarola, con il castello del cardinale Pallotta: anche questa è zona di Vernaccia. E dei vincisgrassi, le tipiche lasagne maceratesi.

 

L’affollata spiaggia di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) Un cocktail al Caffè Florian di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)

E adesso via, di nuovo verso la costa, per raggiungere la Riviera delle Palme. Le prime piante esotiche cominciano a vedersi a Cupra Marittima: si susseguono per circa 20 km, parallele a sabbiosissime spiagge. Grottammare, tra mura antiche, è “la perla dell’Adriatico”: fiori e giardini abbelliscono i viali e le sontuose ville liberty che si affacciano sul suo lungomare, attaccato a quello sambenedettese. A due passi, nell’entroterra, ecco le vigne da cui escono Passerina e Pecorino, vini bianchi in forte ascesa. San Benedetto del Tronto è l’approdo del nostro viaggio: il suo porto è il secondo d’Italia. Da visitare il quartiere dei pescatori, detto “u labirintu”, una scacchiera di case basse nel centro storico. Nei vicoli chiamati rua dei Pescivendoli, dei Calafàti, degli Spagaroli, c’è ancora chi vende pesce per strada, chi ripara le reti o gli scafi con i quali salperà prima che faccia giorno alla ricerca di seppie, calamari, sugarelli, razze, sampietri, scorfani, scampi e canocchie, quanto serve per il brodetto alla sambenedettese, arricchito da pomodori e peperoni appena colti dall’orto. Il centro della città è animato, ogni sera, da una vivace movida. Punto di riferimento immancabile, il Caffè Florian, famoso per i suoi gelati. Ma qui si può anche mangiare: piatti veloci e gustosi all’insegna della genuinità e del prezzo giusto.

 

Tra Vernaccia, Rosso Conero e Passerina

La bella barricaia delle cantine Moroder, alle pendici del Conero, Ancona  

La Vernaccia di Serrapetrona Docg è prodotta intorno a Serrapetrona (Macerata). E’ uno spumante rosso passito sottoposto a ben tre fermentazioni. Ma non si tratta solo di un vino da dessert, perché nelle versioni secca o “nera” può accompagnare splendidamente salumi, formaggi e primi piatti del luogo. Andatela a cercare da Alberto Quacquarini a Serrapetrona (www.quacquarini.it). Nella sua “storica” cantina c’è anche un punto vendita di prodotti locali. La Vernaccia nera è la specialità della Cantina Colli di Serrapetrona (www.collidiserrapetrona.it ) che produce anche il Marche Igt, rosso e rosato; e una grappa di Vernaccia; si può dormire e mangiare nell’agriturismo interno. Alle pendici del Conero, in provincia di Ancona, l’azienda Moroder (www.moroder-vini.it) ha una cantina che occupa un casolare settecentesco e ospita il ristorante Aiòn. Qui troverete Rosso Conero, Marche Rosso, Bianco e Rosato, Grappa di Rosso Conero, olio extravergine d’oliva, tartufi e ciliegie. Più a sud, a Civitanova Marche, le cantine Fontezoppa, vantano etichette tutte marchigiane: Lacrima, Maceratino, Pecorino, Marche Rosso, Verdicchio di Matelica. La Tenuta Cocci Grifoni (www.tenutacoccigrifoni.it) si trova invece a Ripatransone, nel Piceno: è una delle maggiori realtà vinicole della regione, con un’ampia gamma che spazia dal Rosso Piceno all’Offida Doc. Ma i suoi fiori all’occhiello sono gli autoctoni Passerina e Pecorino, due bianchi coi fiocchi. Prodotti “eccellenti” come quelli che escono dalle cantine della “Signora del vino”, Angela Velenosi, nella sua azienda di Ascoli Piceno (www.velenosivini.com): a Passerina e Pecorino vanno aggiunti, come prodotti di spicco, il Falerio e il raro Brecciarolo.

 

Il Ciauscolo, il salame che si spalma

Il ciauscolo, salame tipico marchigiano, molle e spalmabile

Dipende dai dialetti delle zone in cui si produce: c’è chi lo chiama “ciausculu” (e sono quelli del profondo maceratese che lo hanno “inventato”), chi preferisce appellarlo “ciabuscolo” o “ciauscolo”. Comunque è sempre lui, un simbolo della gastronomia marchigiana: un salame morbido, fresco e rotondo che nella consistenza assomiglia alla salsiccia perché realizzato con la stessa carne di maiale, ma finemente tritata e aromatizzata. Adatto per essere spalmato sul pane fresco (ottimo quello sfornato nelle panetterie di Visso), il ciauscolo ha una pasta che viene trattata con aglio pestato, pepe macinato e vino bianco (o cotto). Il suo profumo è inconfondibile, come il sapore. Quello buono si scioglie in bocca. Lo trovate in quasi tutte le Marche, anche nella variante “nera”, cioè con il fegato di suino (“mazzafegato”) aromatizzato con buccia d’arancia. Molti contadini del maceratese e dell’entroterra anconetano ancora lo producono come una volta, in casa, dopo aver fatto la “pista” (l’uccisione) dei maiali allevati nell’aia.

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