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testi di Massimiliano Rella

 

Vigneti della cantina Di Majo Norante (foto di Anthony Boccaccio) La Cattedrale di Isernia e l’Arco di San Pietro (foto di Massimo Palmieri)

Il Molise è una regione piccola e poco conosciuta. In neanche due ore la attraversi dalle montagne al mare Adriatico; ma la sua costa, compresa  tra Abruzzo e Puglia, è ancor più breve. Di Molise non si parla spesso, eppure è una destinazione generosa sotto tanti aspetti: l’ambiente verde e a tratti aspro; l’arte con interessanti testimonianze del passato; la gastronomia, uno scrigno di sapori e ricette tradizionali. E’ una piccola regione anche sotto il profilo enologico, con appena 6mila ettari di vigneto, agli ultimi posti in Italia. La gran parte della vigna molisana è concentrata tra le morbide colline e le distese pianeggianti della costa, tra Termoli, Larino e Campomarino, in provincia di Campobasso. Da qualche anno, però, tra i monti intorno a Isernia c’è stato un ritorno produttivo per merito di una giovane azienda, cantina Valerio, che a Monteroduni ha rimesso in moto un’attività spenta da troppo tempo. Ed è proprio dal Molise interno e sonnecchioso che comincia il nostro viaggio.

 

Isernia, la Fontana della Fraterna (foto Ente Provinciale per il Turismo E.P.T. di Isernia)

Entriamo nella regione dal confine ovest attraverso Venafro, il primo paese che si incontra provenendo dal Lazio o dalla Campania. Ancora pochi chilometri verso l’interno e siamo a Isernia, una cittadina tranquilla, con un centro storico da girare a piedi. Tra le sue maggiori attrazioni, la Fontana Fraterna risale al periodo tra il Duecento e il Trecento: fu progettata in onore di Celestino V, il Papa originario di qui. La Fontana si presenta come un portico a sei archi, sormontati da una serie di arcatelle delimitate da sei colonne e da un pilastro centrale. Un altro simbolo della cittadina è la Cattedrale, che custodisce i dipinti di Raffaele Gioia e del Trivisonno; una gabbia di rame dorato di San Nicandro (XIV sec.); la Croce d'argento donata da Papa Celestino V alla sua città; una pregevole statua lignea della Madonna "de ru père”. Ma l’opera più interessante è la Virgo Lucis, o Vergine della Luce, una tavola bizantina del XV secolo, portata a Isernia nel 1567. E’ la “guidatrice” dei devoti isernini, che si rivolgono a lei imprecando “Santa Maria, spiccia la via”, cioè libera la strada.

 

Dopo un giro tra i tesori dell’arte consigliamo una sosta golosa al Nabucco, un american bar con ristorante e sala da tea sul corso Marcelli 160. Il Nabucco ha tre salette d’atmosfera, con interni arredati da pezzi di antiquariato dell ‘800, vecchi giradischi e radio anni Trenta. Sotto le volte riaffrescate ci possiamo sedere al bancone in legno di noce con imbottiture in pelle rossa ecologica. La carta ci propone oltre 120 tea e infusi, una lista di caffè, una cinquantina di cockatil, distillati e una selezione di vini molisani (chiuso la domenica). I golosi non dovranno mancare una visita anche alla pasticceria Di Rienzo, su via XXIV Maggio 72 (chiuso lunedì). Gestita dal signor Nicola e dai figli Daniele e Fabio, ha arredi semplici ma anche un bancone pieno di delizie. Tra le tentazioni: aragoste alla crema chantilly, sfogliatelle, ossobuco (un bigné a forma di sfilatino), semifreddi, pastiere e l’imperdibile Pan di Rienzo, una sorta di pan di Spagna alle mandorle, bagnato al liquore Milk, il tutto ricoperto da cioccolato bianco alla nocciola.

 

Antonio Valerio, giovane architetto di Isernia e unico produttore di vino della provincia molisana. Ha curato lui stesso il progetto di rinnovamento e recupero di una vecchia cantina sociale, a Monteroduni La nuova cantina Antonio Valerio, a Monteroduni (Isernia)

La tappa successiva è nel Molise enologico. Lasciata Isernia, in venti minuti di auto siamo a Monteroduni, nella moderna cantina Valerio, rifinita e tinteggiata di fresco. Il proprietario è un giovane architetto isernino di 38 anni, Antonio Valerio, che nel 2004 cominciò la sua avventura in una terra povera di vigneti, di viticoltori e di esperienza (neanche 600 ettari di vigne in tutta la provincia). Valerio ha il merito di aver riportato la vitivinicoltura in una provincia arrivata a produrre poco o niente. Rileva i locali di una ex cooperativa, li rinnova da cima a fondo e vi produce le prime bottiglie della storia della Doc Pentro. Una Doc “fantasma” che prima dell’annata 2006 nessuno aveva avuto il piacere di assaggiare. E pensare che era stata riconosciuta nel 1986, ma mai rivendicata. Con 12 ettari di vigne e un’altra parte di uve acquistate da viticoltori locali, oggi Valerio produce 36mila bottiglie di vino. E dalla vendemmia 2009 con la consulenza del famoso enologo Riccardo Cotarella. Tra i prodotti da degustare troviamo anche bianchi e rossi della Doc Molise, una falanghina ferma in purezza (a marchio Igt Terre degli Osci) e uno spumante metodo classico a base di falanghina. Info www.valeriovini.it

 

Verso Campobasso e le vigne della costa

Campobasso, Castello Monforte (foto Ente Provinciale per il Turismo E.P.T. di Campobasso)

Per conoscere il vino del Molise dobbiamo spostarci però in provincia di Campobasso. E’ qui, in particolare tra Larino, Termoli e Campomarino, che si concentra il “grosso” della produzione regionale. Ci arriviamo in un’ora di strada, ma prima ci fermiamo a Boiano (Campobasso) per un pranzo a base di ricette locali, alla trattoria Da Filomena, un locale rustico, con travi in legno che un’ampia sala (tel 0874.773078 chiuso lunedì). La cucina esordisce con un ricco antipasto all’italiana: affettati locali, formaggi e sottolii. Tra i primi arriva un piatto di cavatelli al sugo, una pasta corta fatta in casa; tra i secondi i torcinelli, delle budella d’agnello ripiene di animelle. La lista del vini è scarna, di sole etichette molisane, e anche il conto è leggero: 28€ bevande escluse. Neanche il caffè, che andiamo a prendere a Campobasso, da Brisotti, secondo noi il migliore bar del capoluogo molisano, con una assortita pasticceria artigianale. Situato su Corso Vittorio Emanuele II, è un locale con un aspetto classico, eleganti vetrine in legno, un bancone di golosità e una seconda sala con i tavolini interni. Le tentazioni provengono dal laboratorio della casa: praline di cioccolato, gelati artigianali, sfogliatelle, babà, cannoli siciliani, cestini alla frutta, bignè, diplomatici e code di aragosta ripiene di una crema soffice e delicata, da golosi veri (www.caffebrisotti.it). Così per smaltire qualche caloria andiamo a fare una passeggiata al Castello Monforte, la principale attrazione di Campobasso. Secondo alcuni storici fu costruito su fondamenta preesistenti nel 1458 dal conte Nicola di Gambatesa, detto Cola Monforte. Secondo altri la rocca risalirebbe al periodo Longobardo, successivamente fortificata in età Normanna.

 

Ingresso alla cattedrale di Larino

La tappa successiva è a Larino, a neanche un’ora di strada. Il paese è noto per i vini, tra i quali la Tintilia, e le olive, in particolare la gentile di Larino. Alla pasticceria Il Pantheon (via Giuseppe Mazzini 9) l’olio extravergine ottenuto da questa cultivar autoctona è usato come ingrediente del Soffione, una delicata torta di ricotta, uova, zucchero, aroma di limone e, appunto, extravergine di oliva gentile di Larino. Un’altra bontà fatta a mano dalla pasticcera, la signora Antonietta, è la Dolce Tintilia, dedicata al vino rosso molisano, il Tintilia Doc. Il dolce è arrotolato a chiocciola e preparato con un impasto di uova fresche e farina, poi riempito di una mostarda di pinoli, mandorle, noci, fichi secchi, miele e naturalmente vino. Poiché siamo a Larino consigliamo anche una visita alla Concattedrale, del XIII secolo, con un pregevole portale. Secondo gli storici sarebbe stata edificata su un preesistente tempio, la cui datazione è tutt'ora sconosciuta.

 

Il produttore Angelo d’Uva

Per una prima panoramica sui bianchi e rossi del territorio appena fuori il paese incontriamo le Cantine D’Uva, una realtà enoturistica di 70 ettari (20 a vigneto), con 12 camere per il pernottamento (50-75€ la doppia con colazione), un ristorante di cucina tipica aperto agli esterni e un’area attrezzata per i camperisti, con 4 piazzole per l’agri plein air. L’azienda condotta da Angelo D’Uva, 45 anni, produce mediamente 90 mila bottiglie l’anno con la consulenza dell’enologo abruzzese Angelo Di Tommaso. Tra i vini abbiamo apprezzato il Kantharos, ottenuto da un uvaggio di trebbiano e un 15 per cento di malvasia fermentata in tonneau d’acacia e affinata in tonneau per altri 5 mesi.  Il Keres è invece un bianco a base trebbiano, più una parte di chardonnay che fermenta in barrique di rovere, affinato per 5-6 mesi. Interessante anche la Tintilia Doc, ottenuta in purezza dal vitigno omonimo, una varietà autoctona a bacca rossa che secondo alcuni sarebbe arrivata dalla Spagna nel ‘700 attraverso Napoli. Lo rivelerebbe il nome, che discende dal termine spagnolo Tinto; un vitigno evidentemente impiegato per dare colore. Angelo D’Uva da qualche tempo sta puntando anche sul moscato di Montagano, un’altra varietà autoctona, ma a bacca bianca, che il produttore fa appassire in pianta e poi su graticci per farne un vino passito che fermenta in barrique di rovere e poi affina un anno sempre in barrique. Info www.cantineduva.com

 

Vigneti a Campomarino (Campobasso) Luigi Di Majo, proprietario della cantina Di Majo Norante, una grande e importante realtà vitivinicola del Molise

Il più grande promotore della rinascita dei vini molisani si trova però a una decina di chilometri verso la costa, nell’agro di Campomarino. Si chiama Luigi Di Majo ed è un anziano signore da modi gentili, le origini napoletane e un passato di importante manager di aziende pubbliche. Nella bella tenuta di 180 ettari (85 a vigneto) la cantina Di Majo Norante è oggi la realtà più nota del Molise, tra le prime a impegnarsi nel recupero della tintilia già a inizio anni ‘90. Il disciplinare della Doc Tintilia, modificato di recente, prevede attualmente rese massime di 80 quintali per ettaro, la coltivazione oltre i 200 metri sul livello del mare e l’obbligo di imbottigliamento in zona. La filosofia che guida la cantina Di Majo Norante si riassume in un concetto semplice ed evocativo: fare nuovi vini da antichi vitigni. Anche qui con la mano e l’interpretazione di un enologo esperto come Riccardo Cotarella.  La gamma comprende 12 etichette per un totale di 1,2 milioni di bottiglie. Tra i vini più noti possiamo degustare il Ramitello, un uvaggio di montepulciano e aglianico; oppure il Ramì, un cru di falanghina; e naturalmente il Don Luigi, da un uvaggio di montepulciano e aglianico, vino potente e strutturato. Dopo aver dato splendore alla Tintilia la nuova scommessa di Luigi Di Majo si chiama Apianae ed è un passito di moscato di Montagano, un vitigno un tempo usato per i vini da tavola. Info www.dimajonorante.com

 

Un Molisano doc racconta

Il Molise del vino è stretto tra la Puglia e l’Abruzzo e anche per conformazione orografica è più una regione di olio extravergine che di vino. In questa terra c’è una viticoltura di tipo familiare che convive con un piccolo gruppo di aziende cresciute negli ultimi anni anche grazie a passaggi generazionali. “Il Molise del vino però sta cambiando – osserva Pasquale Di Lena, molisano doc, ex direttore di Enoteca Italiana di Siena, oggi consulente d’impresa -. Il settore privato è rinato per merito di qualche imprenditore accorto, come Di MaJo Norante e dalla fine degli anni ’90 la cantina Di Giulio. Anni fa operavano grandi cantine cooperative, come quella di Montenero, di Guglionesi, di Campomarino, ma dall’inizio del 2000 sono nate una decina di cantine, grazie a una nuova generazione di produttori”.

 

Altre cantine da gustare

Borgo di Colloredo produce a Campomarino bianchi e rossi solo con uve dei propri vigneti, raccolte a mano e sistemate in piccole casse. Tra i vini da degustare troviamo etichette delle Doc Molise Rosso, Falanghina del Molise, Biferno Rosso, Rosato e Bianco e le Igt Terre degli Osci (Aglianico, Greco, Malvasia, Sangiovese). Tra i vigneti e il mare, l’azienda offre pernottamento nella Masseria Le Piane, con giardino e piscina, camere accoglienti e ben arredate e ristorante di cucina regionale. Info www.borgodicolloredo.com 

Le Cantine Cipressi si trovano a 500 metri sulle colline dell'Appennino molisano, a San Felice Molisano, al confine con l'Abruzzo. I vigneti si estendono per 20 ettari, tra querceti, campi di grano e di girasole. La cantina produce Tintilia Doc, Molise Rosso Doc, Chardonnay Doc, Aglianico e Falanghina Igt Terre degli Osci. Info www.cantinecipressi.it

A San Martino in Pensilis possiamo invece visitare la cantina Catabbo, nata nel ’90 ma rimodernata nel 2004. La priorità che vige nel vigneto è quella di coltivare la tintilia, a 300 metri sul livello del mare, con vista sulle Isole Tremiti e dalla parte opposta sulla Maiella. I vini prodotti sono le Doc Tintilia del Molise, Falanghina, Rosso e Sauvignon, le Igt Terre degli Osci Rosso, Rosato e Bianco. Info www.catabbo.it

Ad Acquaviva Collecroce possiamo degustare anche i vini di Cianfagna, che coltiva prevalentemente uve tintilia, aglianico e moscato. Info www.cianfagna.com Infine a Portocannone eccoci alle Masserie Flocco, con 100 ettari di vigne lungo le dorsali della Valle del Biferno. I vini sono il Biferno Rosso e il Molise Rosso Doc e diverse Igt Terre degli Osci, nelle tipologie Syrah, Cabernet, Merlot, Trebbiano, Falanghina, Chardonnay. Info www.masserieflocco.it

 

Termoli, una ex roccaforte sul mare

Termoli (Campobasso), il Castello Svevo (foto Azienda autonoma di Soggiorno di Termoli)

La cittadina di mare più importante del Molise è Termoli, in  provincia di Campobasso. Tra le attrazioni culturali la prima tappa è il Castello Svevo, costruito in epoca normanna (XI secolo), interamente in pietra calcarea e arenaria, nei pressi di una preesistente torre longobarda. E’ stato tuttavia definito "svevo" in seguito alla ristrutturazione e fortificazione voluta da Federico II di Svevia nel 1240, dopo i danni arrecati dalla flotta veneziana. Data la sua posizione, era il fulcro di un più ampio sistema di difesa, costituito da un robusto muro che cingeva il perimetro della città e da diverse torrette merlate, una ben conservata all'ingresso del borgo antico. Di interesse architettonico anche la Cattedrale romanica-pugliese, che custodisce i corpi dei santi patroni della città, San Basso e San Timoteo. Internamente è divisa in tre navate, la facciata della chiesa invece può essere idealmente divisa in due parti: quella inferiore e quella superiore in netto contrasto tra loro.
Tra gli indirizzi utili della cittadina consigliamo Nonna Maria per un pasto a base di pesce fresco, pescato con i pescherecci di famiglia. A due passi dal Castello Svevo (conto 40€ www.nonnamaria.it). Caffè e dolce li prendiamo invece da Zara, dietro la stazione, una buona pasticceria che propone ripieni di creme, zabaione, panna; e poi ottime sfogliatelle di ricotta e canditi, code di aragosta, cassate. Di più tipico troviamo i “celli”, dalla forma di sfilatino con ripieno di mosto cotto, mandorle e pane di semola tostato. Esiste anche la versione mignon: i “cellitielli”, a ferro di cavallo e con ripieno di uva cotta e mandorle. Info www.zarapasticceria.it
Per un aperitivo o un dopocena in un locale più modaiolo consigliamo il Grecale, un bar moderno, con uno stile elegante e minimal, aperto fino a tardi. In carta varie etichette di cognac, brandy, rum e vini molisani. In corso Fratelli Brigida, 128/g.

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