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testi e foto di Massimiliano Rella

 

La valle di Göreme e il villaggio sullo sfondo tra i camini delle fate Vigne tra i camini delle fate nella valle Rosa
Vigne ad alberello nella valle dei Monaci Un paesaggio della valle Rosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai piedi dei Camini delle Fate, le suggestive formazioni tufacee della Cappadocia, la vite cresce rigogliosa da oltre 9mila anni. Ricercatori americani, incrociando analisi di archeologia e biologia molecolare, sono arrivati alla conclusione che la storia del vino cominciò in Anatolia centrale, nel cuore della Turchia. In questa vasta regione, nel 7mila avanti Cristo, per la prima volta nella storia dell’uomo la vitis silvestris (selvatica) sarebbe stata “addomesticata” in vinifera, la comune vite euroasiatica (vedi box). Anche resti, affreschi e ritrovamenti documentano la centralità del vino nella cultura e nella lunga storia della Cappadocia, l’area più affascinante dell’Anatolia. Ed è in questa terra, famosa per il suo magico paesaggio, che siamo andati a curiosare per un viaggio alle origini della vite.

 

Particolari della valle Rossa  

Il simbolo della Cappadocia sono i Camini delle Fate, rilievi tufacei che possono assumere anche la forma di un fungo, quando sono sormontati da un “cappello” roccioso, più scuro e compatto. Secondo la leggenda i massi sulle sommità furono posati da divinità celesti. In realtà sono il risultato spettacolare di un’erosione millenaria, che ha modellato le ampie distese di tufo, di origine vulcanica, che si formarono ben 8 milioni di anni fa. E’ in questo luogo magico, a tratti lunare, che per secoli è stata coltivata la vite con il sistema ad “alberello”. Fino al 1923, anno della fondazione della Repubblica Turca da parte di Mustafa Kemal Atatürk, in Cappadocia c’era una grande comunità di origine greca, che ha lasciato centinaia di chiese cristiano ortodosse costruite in grotte e cavità naturali. Molte conservano riferimenti artistici alla vite e al vino, come i bassorilievi dipinti del portale della bella chiesa di San Costantino ed Elena, nel villaggio di Mustafapasha; o gli interni della chiesetta rurale dell’Uva (Üzmülü Kilise), del X secolo, nella splendida valle Rossa. La cittadina di Avanos (l’antica Vinasa) fu forse il primo villaggio del vino nella storia, un gruppo di case sorte lungo il fiume Rosso, navigato per gli scambi commerciali. Ma non sempre la produzione era ricca, o i trasporti sicuri, se è vero che anche gli Dei potevano reclamarlo (“gli Dei sono tristi perché non viene il vino di Naita e Vinasa”, recita una tavoletta del periodo Ittita del 1290 a.C.).

 

Antiche vasche di vinificazione nella città sotterranea di Özkonak

La Cappadocia è stata per secoli anche campo di battaglia e terra di passaggio per eserciti dell’est e dell’ovest. Per proteggersi dalle razzie le popolazioni locali “costruirono” più di 150 città sotterranee, un complesso sistema di stretti cunicoli e cavità naturali che poteva ospitare le prime comunità underground della civiltà. Le persone potevano vivere per giorni e settimane sotto terra, cucinare, mangiare, curare gli animali e addirittura produrre il vino. Nella città sotterranea di Özkonak, ad esempio,a inizio percorso troviamo antiche vasche di vinificazione scavate nella roccia. L’uva veniva lasciata cadere dall’alto per gravità, scendendo attraverso uno stretto cunicolo. Una volta pigiata, il succo scolava attraverso piccole fessure in una cisterna naturale, anche questa scavata nella roccia morbida.

 

un cartello della cantina Senol Sarpcilik, a Mustafapasha, tra le antiche grotte dove l’azienda vitivinicola invecchia alcuni dei suoi vini Il punto degustazione della cantina Turasan, la importante della Cappadocia

Un sistema simile ancora oggi sopravvive nella piccola cantina Senol Sarpcilik, nel villaggio di Mustafapasha. Non è certo un’azienda da segnalare per la qualità dei suoi vini, ma è interessante visitare il complesso di cisterne scavate dentro la collina, nelle quali fermenta il mosto, versato anche questo per caduta. Sistemi più moderni per la produzione di vino di maggior qualità sono stati introdotti in Cappadocia da due cantine: Turasan e Kocabag. La prima nasce nel 1943 a Ürgup, fondata da Hassan Turasan, un ex insegnante di matematica. Erano anni non facili, in un Paese musulmano, seppur moderato, per un’imprenditore del vino (www.turasan.com.tr). Fino a una ventina d’anni fa in Turchia la bevanda di Bacco non aveva molti estimatori, anche se molte famiglie della Cappadocia lo producevano in casa, con i risultati organolettici che possiamo ben immaginare. Turasan invece ne ha fatto un’attività imprenditoriale, oggi la più importante della regione vinicola, con 40 ettari di vigne tra Kayseri e Ürgup e una produzione media di 800mila bottiglie l’anno. L’azienda vinifica sia vitigni internazionali, come chardonnay e cabernet sauvignon, che varietà turche e locali: il narince e l’emir (a bacca bianca) fino ai rossi kalecic karasi, okuzgozu e bogazkere. Per migliorare la qualità l’azienda ha investito sia in vigna che in cantina, arruolando ad esempio il giovane enologo francese Edouard Guerin (leggi articolo su Turasan http://www.thewinetraveller.it/hide/585.html).

 

Uchisar Il punto vendita della cantina Kocabag, a Uchisar

Anche la cantina Kocabag, nei pressi del villaggio di Uchisar, si è affidata a consulenti enologi francesi, mescolando terroir e vitigni autoctoni alle conoscenze apportate dalla vecchia Europa. L’azienda della famiglia Erdogan condivide la gestione di oltre 200 ettari di vigne in tutta la Turchia (150 in Cappadocia) con la cantina Kavaklidere, una delle realtà più grandi del Paese. Kocabag vinifica le uve di circa 60 ettari, producendo 400 mila bottiglie l’anno con 13 diverse etichette tra bianchi e rossi, dall’emir in purezza all’uvaggio di okuzgozu e bogazkere. Sulla strada per Uchisar, davanti alla bella valle delle colombe, ha un punto vendita con sala degustazione aperto tutti i giorni, con un piccolo vigneto dimostrativo accanto all’ingresso (www.kocabag.com). Proseguendo fino al paese l’enoturista curioso può suonare al campanello dell’ hotel Sira (in italiano mosto). L’albergo è di Murat e Filiz Yanki, marito e moglie, guide turistiche e appassionati di gastronomia. Murat è anche professore di enologia alla scuola superiore della Cappadocia, così unendo passioni e conoscenze organizza seminari di avvicinamento al vino e alla cultura della Cappadocia, con degustazione finale di 5 etichette autoctone e spiegazione in italiano, spagnolo, giapponese o inglese (costo 70 lire turche, 35€ a persona). Si può proseguire con gli abbinamenti nel ristorante panoramico dell’albergo, che propone pietanze locali preparate dalla signora Yanki (conto medio 25€) e volendo si può anche dormire in una delle dodici accoglienti camere (doppia 140€). Info www.hotelsira.com

 

L'hotel Alfina di Ürgup Ailanpa, un accogliente winebar nella parte storica di Urgüp

Le migliori etichette di Turasan e Kocabag si possono degustare anche nel ristorante del bel Alfina Hotel, a Ürgup, un complesso di camere-grotta scavate nei secoli dentro una collina e rilevate nel 1986 da un gruppo di imprenditori di Ankara. L’albergo ha 41 camere (10 suite) arredate con gusto, mantenendo le architetture rurali, abbellite però da pezzi unici di artigianato locale, come lampade in ferro battuto, incisioni e disegni nella roccia tufacea (doppie da 110€). In cucina, invece, la cucina turca e internazionale del cuoco Güngör Özer (leggi articolo su Alfina http://www.thewinetraveller.it/hide/592.html). Sempre a Ürgup una discreta selezione di etichette locali e turche la offre il winebar Ailanpa, insieme a zuppe, insalate, formaggi, ravioli turchi e frutta secca (conto 15€, indirizzo Istiklal caddesi 22).

 

Il vino in Cappadocia

L’insegna di un insolito winebar nella valle rossa, il Chapel Wine Vigne tra i camini delle fate nella valle Rosa

La cultura del vino in Cappadocia è millenaria. La produzione, legata anche alle funzioni religiose cristiano-ortodosse, si è conservata fino ai giorni odierni all’interno delle famiglie con la produzione e il consumo in casa. In Turchia oggi si contano oltre 600 vitigni, ma solo una quarantina sono quelli largamente vinificati e una decina di questi sono varietà internazionali. Oggi solo una piccola parte delle uve è impiegata per la produzione di vino, la maggior parte è per uva da tavola, uva secca o per la produzione di Pekmez, uno sciroppo d’uva usato in cucina, sui formaggi e sullo yogurt.

In Cappadocia, grazie al terreno molto secco, all’inverno rigido e al gran caldo estivo, non è mai arrivata la fillossera, l’insetto che nell’Ottocento ha distrutto larga parte del vigneto europeo. Così ancora oggi le viti sono a piede franco (non su piede americano). In estate e in autunno c’è infatti una forte escursione termica, di 15-20 gradi. I suoli invece hanno uno strato di sabbia argillosa non spessa (circa 1 metro) sotto lo strato di tufo di origine vulcanica. E’ un terreno molto drenante che garantisce una riserva d’acqua quando in estate non piove. I filari però sono a distanza anche di quattro metri per evitare la concorrenza tra le viti per l’approvvigionamento idrico. Il sistema tradizionale ad alberello sta facendo spazio, nelle aziende moderne, ai sistemi di coltivazione a filare. I vitigni autoctoni simbolo della Cappadocia sono l’emir (bianco) e il dimrit (rosso), ma sono molto diffuse altre varietà turche come i rossi kalecic karasi, okuzgozu e bogazkere.

 

Alle origini della Vitis Vinifera

Vigne tra i camini delle fate nella valle dei Monaci Vigneti nella valle Rossa

La Turchia fa parte di una regione in cui la vinificazione ha una storia molto lunga, nata secondo alcune ipotesi ben 7mila anni prima di Cristo. Lo studioso statunitense Patrick McGovern (autore di “Uncorking the Past, The Quest for Wine, Beer and Other Alcoholic Beverages”) teorizza che l’Anatolia centrale potrebbe essere il centro del mondo della vite, il luogo cioè dove il vitigno euroasiatico, con la più alta variabilità genetica, sarebbe stato addomesticato per la prima volta.

 

Informazioni utili

Camini delle fate della valle dei Monaci Grappoli di vite scolpiti sul portale della chiesa ortodossa di San Costantino ed Elena, nel villaggio di Mustafapasha un gruppo di Camini delle Fate nella valle dei Monaci, al tramonto

Per arrivare in Cappadocia si può volare su Istanbul e poi con un volo interno della Turkish Airlines sulla città di Kayseri, a un’ora di distanza (www.turkishairlines.com). Sul territorio operano guide turistiche multilingue. Segnaliamo Cem Güllüoglu, che parla inglese e un buon italiano (email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ). Altre info sul sito dell’Ente Turco in Italia, a Roma (www.turchia.it).

Un paesaggio della valle Rossa Camini delle fate della valle dei Monaci Camini delle fate della valle dei Monaci Un paesaggio della Cappadocia Vigne ad alberello nella valle Rosa
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