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 testi di Luciana Squadrilli

 

Lo chef Francesco Sposito del ristorante Taverna Estia a Brusciano (Napoli), Stella Michelin nel 2007 a 25 anni, nel 2010 Miglior giovane chef italiano nella guida Gambero RossoGiuseppe e Maria Paola Sorrentino nelle vigne ai piedi del VesuvioChi sono i protagonisti della rinascita enologica vesuviana? Ecco qualche indirizzo per andare a conoscerli da vicino. A Boscotrecase, i vini di Sorrentino (www.sorrentinovini.com), cantina nata nel 1989 dall'esperienza di cinque generazioni, rappresentano oggi forse la massima espressione del territorio vesuviano, dal cui traggono intensità e mineralità. Sui 25 ettari i fratelli Sorrentino, Giuseppe e Maria Paola, coltivano impianti in parte pre-filosserici di falanghina, aglianico, piedirosso e catalanesca. Diversi gli appezzamenti tra cui Vigna Lapillo, vicino alla bocca del Vesuvio, dove nasce l'intenso Lacryma Christi Vigna Lapillo, uno dei cru della casa. Merita una visita anche Villa Dora (www.cantinevilladora.it) a Terzigno: azienda agricola a conduzione familiare fondata nel 1997, coltiva 8 ettari di vigneto e 5 di oliveto nel Parco Nazionale del Vesuvio. Dalle viti a piede franco di piedirosso, aglianico, coda di volpe e falanghina nascono vini come il Vigna del Vulcano e il Forgiato, Doc Lacryma Christi del Vesuvio bianco e rosso. Altra sosta consigliata alla Cantina del Vesuvio (www.cantinadelvesuvio.it) di Maurizio Russo, anch'essa all'interno del Parco Nazionale. Negli 11 ettari affacciati sul golfo di Napoli crescono coda di volpe, falanghina, piedirosso, aglianico e olivella, da cui nascono i bianchi, rosati e rossi Doc. Si producono anche grappe, olio extravergine d'oliva e acquavite di albicocca pellecchiella. In tutti i casi, si fanno visite guidate e degustazioni su prenotazione.


Terre Nere e lacrime da gustare

Al lavoro nei vigneti di Cantine Villa Dora a Terzigno (Napoli) Le caratteristiche pedoclimatiche della zona vesuviana - tra cui il terreno solubile e sabbioso, ottima barriera contro i parassiti - fanno sì che qui crescano uve dalla grandi potenzialità. A lungo sottovalutati, i vini locali ricevono oggi la giusta attenzione grazie al lavoro delle cantine e a un'adeguata attività di promozione. La Strada del vino Vesuvio e dei prodotti tipici Vesuviani (www.stradadelvinovesuvio.com) nata nel 2003 su impulso dell'enologo Amodio Pesce (alla cui memoria è dedicato un premio nell'ambito della manifestazione Vesuvinum), traccia un percorso breve ma intenso alla scoperta dei vini che nascono alle falde del Vesuvio. La Doc locale, riconosciuta nel 1983, prende il nome di Lacryma Christi del Vesuvio da una leggenda: si riferisce alle lacrime che Gesù Cristo avrebbe versato quando Lucifero rubò un pezzo di Paradiso, usandolo per formare il Golfo di Napoli. Tra le uve che compongono la Doc, le autoctone falanghina, coda di volpe (o caprettone) e verdeca per il bianco, e piedirosso (palummina), sciascinoso (olivella) e aglianico per rosso e rosato. Dal 2006 è stata aggiunta all’elenco delle uve da vino anche la catalanesca, varietà a bacca bianca importata dalla Catalogna alle pendici del Monte Somma da Alfonso I d’Aragona. Considerata uva da tavola per il suo gusto piacevole, ma da sempre vinificata in zona, adesso può finalmente avere il giusto posto in etichetta, grazie soprattutto all'impegno dei viticoltori locali come Domenico Ceriello e Andrea Cozzolino delle Cantine Olivella (www.cantineolivella.com). 

 

Chi controlla il Vesuvio

L’ingresso della Tenuta Villa Dora a Terzigno (Napoli)Le vigne della tenuta Sorrentino nel Parco Nazionale del Vesuvio. Due casolari trasformati in appartamento per gli enoturistiPercorrendo l'A3 Napoli-Salerno, prendete l'uscita "Torre del Greco" e seguite le indicazioni per il Vesuvio. Arriverete così alla sede dell'Osservatorio Vesuviano (www.ov.ingv.it), il più antico osservatorio vulcanologico del mondofondato nel 1841 dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone. L'osservatorio è oggi una istituzione pubblica che si occupa di ricerca vulcanologica e geofisica e alla sua applicazione al monitoraggio dei vulcani attivi come, appunto, il Vesuvio. Dal 2001 è la sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). In realtà la sede attuale è sorta negli anni ‘70, per ragioni di accessibilità e riammodernamento. La sede originaria, situata a 600 metri slm, ospita un interessante museo destinato alla conservazione delle preziose collezioni mineralogiche, strumentali e artistiche, e una ricca biblioteca storica. L’accesso è gratuito e i visitatori sono accompagnati nella visita da guide specializzate, anche in inglese e francese, secondo i turni e gli orari indicati sul sito.

 

Il fascino dell'archeologia

Sebbene molto interessante dal punto di vista gastronomico, è innegabile che la maggiore attrattiva dell'area vesuviana sia costituita dagli scavi archeologici. L'area archeologica vesuviana – tra quelle meglio conservate di epoca romana, grazie alla particolare modalità di distruzione a opera della terribile eruzione del 79 d.C. - comprende i siti di Pompei, Ercolano e Oplontis (che sorge al centro della moderna città di Torre Annunziata) e altri siti vesuviani come Boscoreale e Stabia. I diversi siti, gestiti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei (SANP www.pompeiisites.org), offrono un'opportunità unica di esplorare e conoscere nei dettagli la vita quotidiana dell'epoca - dalle botteghe alle terme fino allo sfarzo delle ville nobiliari con i loro incantevoli affreschi e mosaici ben conservati – che rimase come immortalata in un fermo immagine sotto le ceneri e la lava del vulcano. Tra tutti, senza dubbio il sito più affascinante è quello di Pompei, i cui scavi ebbero inizio nel 1748 sotto il regno di Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie, per conferire prestigio alla casa reale. Tra i luoghi più visitati al suo interno, la Villa dei Misteri: un'antica villa sub-urbana, riportata alla luce a partire dal 1909, famosa soprattutto per la serie di affreschi raffiguranti riti misterici.

 

Grande cucina sotto il vulcano

Mario Sposito nella cantina del ristorante Taverna Estia a Brusciano (Napoli), laureato a 22 anni alla University School of Economics di Londra e sommelier Lo chef Pietro Parisi del ristorante Era Ora di Palma Campania, in provincia di Napoli (foto di Ilaria Rucco per Adversa)Meritano una piccola deviazioni due tra i più interessanti indirizzi del territorio, dove operano giovani chef ognuno con una precisa personalità e percorsi molto diversi, ma una grande passione in comune. A Palma Campania Pietro Parisi ha trasformato la pizzeria di famiglia in un locale moderno senza tradire le origini, anzi prendendole come punto di partenza. Nel menu dell’Era Ora (via Circumvallazione 182, tel 339.8587591, chiuso mart, conto 35€), accanto alle pizze - realizzate con un'innovativa lievitazione che parte dal siero di mozzarella – troviamo piatti della tradizione in chiave moderna, come la parmigiana di melanzane cotta al vapore e servita in vasetto. Ma l'impegno principale di Pietro, “cuoco contadino”, sta nel ridare valore e dignità alla sua terra e a chi lavora per mantenerne vivi prodotti e tradizioni, raccontando volti e storie di contadini, allevatori e artigiani attraverso i media, i suoi piatti e iniziative come la Festa delle Tradizioni contadine e degli antichi mestieri. Senza dubbio la più brillante stella gastronomica vesuviana, a Brusciano, è la Taverna Estia (conto 80€ www.tavernaestia.it) dove la famiglia Sposito al completo – dal papà Armando, il fondatore, ai figli Mario e Francesco, rispettivamente in sala e in cucina – accoglie gli ospiti in maniera esemplare, in una magica unione tra calore familiare e giocosa innovazione. Assolutamente da provare per sperimentare la cucina vesuviana del futuro, opera di un giovane chef tra i più interessanti del panorama nazionale.

 

Un murales sotto la terrazza della cantina SorrentinoApparentemente un uovo, un piatto del ristorante Taverna Estia a Brusciano (Napoli)Spaghetti alla bottarga, un primo dello chef Pietro Parisi del ristorante Era Ora di Palma Campania (foto di Ilaria Rucco per Adversa)Sala con camino al ristorante Taverna Estia a Brusciano (Napoli)

 

 

 

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