Seguici

 

testi e foto di Massimiliano Rella

 

Una veduta della Costiera Amalfitana, nei pressi di Amalfi Paesaggio agricolo a terrazze sulla Costiera Amalfitana

Dalle vigne terrazzate, dette “eroiche”, della Costiera Amalfitana arrivano le uve per il Costa d’Amalfi Doc, un vino di qualità con varie sottozone, da Ravello a Tramonti. E’ uno di quei prodotti che vale il viaggio, e non solo perché nasce in un territorio unico, con scorci da cartolina, paesaggi e borghi che tolgono il fiato. La nostra prima tappa è a Vietri sul Mare, meraviglioso borgo che incontriamo arrivando da Salerno e percorrendo la Costiera da sud verso nord. Vietri è conosciuta per le sue pregiate ceramiche, di cui è rivestita anche la bella cupola policroma della chiesa di San Giovanni Battista. Nella vicina chiesa parrocchiale della frazione di Raìto, elegante e raccolta, ammiriamo gli affreschi del Solimena. Da qui ancora una passeggiata e siamo nella cantina Le Vigne di Raìto, di Patrizia Malanga, giovane signora di origini lucane, proprietaria insieme al marito di due ettari di terreno a terrazze, con muretti a secco, le cosiddette “macere”, ripristinati dopo un’opera di bonifica generale. La vigna dal 2011 è biologica e biodinamica, coltivata ad aglianico e piedirosso. Parte del terreno ospita invece la limonaia di limoni Sfusati Amalfitani Igp, così chiamati per la loro forma allungata. Sono due i vini di Le Vigne di Raìto. Il Ragis, un rosso di aglianico (80%) in uvaggio con piedirosso, ottenuto con grappoli raccolti in tempi diversi, macerati e fermentati a parte, poi il tutto assemblato prima della fermentazione malolattica. Fa 12 mesi di affinamento in tonneaux e altri 18-24 mesi in bottiglia per ammorbidire il carattere dell’aglianico. Il secondo vino dell’enologo Gennaro Reale è una novità della scorsa primavera: un rosato di piedirosso (80%) in uvaggio con l’aglianico, ottenuto da pressatura soffice ed eliminazione immediata delle bucce. Fresco, piacevole e con sentori di ciliegia, è prodotto in piccole quantità: appena 500 bottiglie. D’altro canto tutta la produzione è di sole 5mila bottiglie. Piccoli numeri, ma buoni risultati.

Possiamo degustarli con affettati, formaggi e prodotti da forno (prezzo 15-20€) dopo una visita in azienda. Su richiesta anche pranzi preparati nella cucina della sala degustazione, panoramica (40€). Info www.levignediraito.com

 

Cetara (Salerno), sulla Costiera Amalfitana, il paese della colatura di alici Colatura di Alici. I “terzigni” piccole botti in rovere piene di alici sotto pressatura. Azienda Nettuno di Cetara (Salerno)

Da Vietri sul Mare in pochi minuti siamo in un altro borgo marinaro, Cetara, noto per una specialità che è un unicum del gusto: la colatura di alici di Cetara, presidio Slow Food. Sono appena tre le aziende che la fanno: una a Salerno, un’altra a Vietri e la terza in questo paesino di case bianche arroccato su una piccola spiaggia. L’azienda ittica Nettuno è gestita in famiglia dai Giordano, i fratelli Vincenzo e Giulio (via Umberto I, 64, tel  089.261147).

Il momento appena prima della colatura. Il fondo del “terzigno” viene bucato con un piccolo ago

Qui tutto è fatto a mano. Le alici del golfo di Salerno sono decapitate, eviscerate e messe in contenitori di plastica a strati, ricoperte di sale grosso per una disidratazione completa. Dopo 24 ore finiscono nel terzigno (un terzo di botte in rovere) tra strati di sale, il tutto ricoperto da un “tompagno” (coperchio) con una pietra che poggia sopra. Qui rimangono per 9-12 mesi. Ogni terzigno, con 20 kg di alici, produce due litri scarsi di colatura. Il liquido, maturando insieme al pesce, sale per affioramento. La colatura è praticamente il risultato della liquefazione dell’alice per pressione e lenta maturazione. A fine periodo il fondo del barile viene bucato con un sottile ago e goccia a goccia la colatura viene imbottigliata. In cucina la usiamo su crostini caldi oppure su un piatto di spaghetti o linguine fumanti, insieme a un pizzico d’aglio, prezzemolo e peperoncino. Una bottiglietta da 100 ccl costa 10€.

 

Scorci della Costiera Amalfitana visti dall’hotel Caruso di Ravello. Sullo sfondo Maiori Una camera dell’hotel Caruso di Ravello

E’ tempo di riposare e lo facciamo in uno degli alberghi più belli della Costiera, l’hotel Caruso, in quella meraviglia della natura che si chiama Ravello, un paese vocato all’arte e alla cultura, sede di un importante festival musicale, e di un auditorium progettato dal famoso architetto brasiliano Oscar Niemeyer. L’auditorium (e l’albergo) è affacciato su una cartolina mozzafiato, una costa frastagliata con centinaia di terrazze che disegnano geometrie particolari; in lontananza i paesi di Maiori e Minori. Mentre passeggiamo sulla terrazza dell’Auditorium ammiriamo anche le sculture del grande artista polacco Igor Mitoraj, che in un contesto del genere sono come una pennellata di surrealtà.

Si è fatta ora di cena e proviamo i piatti dello chef Mimmo Di Raffaele, a capo della cucina del ristorante Belvedere dell’hotel Caruso. Soltanto la terrazza dove viene servita la cena vale il viaggio, ma anche i piatti di questo 40enne di origini casertane ci regalano un piccolo sogno.

Lo chef Mimmo Di Raffaele del ristorante Caruso dell’hotel Caruso di Ravello Maialino nelle mele. Variazione di mela annurca con pancia e costatine di maialino. Piatto dello chef Mimmo Di Raffaele, del ristorante Caruso del Caruso Hotel di Ravello Composizione di pomodorini corbarino, pomodoro di Sorrento, San Marzano, cuore di bue) e mozzarelle di bufala fresca e affumicata. Piatto dello chef Mimmo Di Raffaele, del ristorante Caruso del Caruso Hotel di Ravello

Tante le proposte, anche giocose: dal gustoso Shusho, una specie di sushi napoletano (riccio di mare, insalata di cocco, cannolicchio, granita di sedano e tanti altri sapori), al Tu ‘vvuo fa’ l’ammerricano, un hamburger di tonno in un piccolo panino di sesamo con contorno di patate. Il tutto accompagnato dai vini, soprattutto campani, scelti dalla sommelier toscana Valentina Benedetti. Conto medio 110€ bevande escluse, menu degustazione di 6 portate 85€. Doppie con colazione da 636€ a notte. Info www.hotelcaruso.it

 

 

Ettore Sammarco davanti all’ingresso della sua cantina di Ravello (Salerno)

L’indomani dopo una passeggiata nell’elegante Villa Cimbrone di Ravello, tra piante, fiori e sculture, cominciamo la giornata dei sapori con una visita nella cantina Ettore Sammarco, sulla discesa che ci porta verso la Costiera (www.ettoresammarco.it). Il proprietario Ettore Sammarco, 76 anni, fa vino dal 1961, oggi insieme al figlio Bartolo e con la consulenza dell’enologo veneto Carlo Roveda. Vini da vitigni autoctoni quali biancolella, falanghina, piedirosso, aglianico, pepella, ginestra. L’azienda ha due ettari di vigne ma può contare anche sulle uve di una trentina di conferitori tra Ravello e Scala. Una delle vigne è coltivata a ginestra con rese di 50-60 quintali, a Montebrusaro, 450 metri sul livello del mare. Ci si arriva a piedi camminando su una strada ripida. La raccolta si fa con una motocariola cingolata e la vendemmia è manuale con posa in cassette. Particolari, questi, che sono tipici di una viticoltura cosiddetta “eroica” come quella della Costiera Amalfitana, tutta giocata su ripidi pendii, terrazze, terreni strappati alla roccia.

Tra i vini di Ettore Sammarco segnaliamo il Selva delle Monache, un bianco in uvaggio da biancolella (60%), falanghina, pepella e biancatenera. Fa solo acciaio, ha buona acidità, è pieno e di personalità, con sentori di frutta esotica e fiori bianchi. Inoltre il passito di biancolella, ricco di profumi di agrumi, limone, fiori bianchi, frutta esotica. Fa un appassimento in pianta e un appassimento forzato per due mesi in cassettine.

 

Atrani Viticoltura estrema. Vigne della cantina Marisa Cuomo, a Furore

Dopo un buon pranzo di pesce sulla terrazza del ristorante Villa Maria, di Ravello (conto 50€ vini esclusi www.villamaria.it), scendiamo di nuovo lungo la Costiera per un indimenticabile visita ad Atrani e Amalfi, a quindici minuti di strada. La prima è un borgo incuneato sotto un grande sperone di roccia, con una piccola spiaggia ai suoi piedi. La vita cittadina si svolge tutta attorno alla bella piazza centrale, con la chiesa del San Salvatore e la fontana di pietra. Un borgo intatto, da set cinematografico. La seconda è famosa in tutto il mondo per la sua bellezza scenografica, ricca comunque di arte, dalla Cattedrale di Sant’Andrea al Chiostro del Paradiso, del XIII secolo. Da Amalfi prendiamo una strada che sale in montagna verso Furore, un paese di case sparse non lontano da un fiordo, un ristretto specchio d'acqua allo sbocco di uno strapiombo sul

Viticoltura estrema. Scala di pietre per passare da una terrazza all’altra nelle vigne di Marisa Cuomo, a Furore

mare. In questa terra impervia e difficile il protagonista della vigna è Andrea Ferraioli, che insieme alla moglie Marisa, produce vini con il marchio Marisa Cuomo, tra i più noti della Campania (www.marisacuomo.com). Poco più di 100mila bottiglie, ottenute con le uve di oltre 11 ettari sparsi in più zone di Furore, e con il coinvolgimento di piccoli viticoltori locali. Alcune viti, come ci mostra la signora Marisa, spuntano direttamente dalla roccia, sviluppate in orizzontale. Andrea ci mostra invece piccole scale fatte con sassi sulle pareti dei muretti a secco delle terrazze, indispensabili per muoversi in terreni di grande pendenza. Cose che si possono vedere solo in Costiera Amalfitana e in pochi altri posti al mondo. La visita si conclude davanti a un simbolo della viticoltura estrema, il Fiorduva, un Costa d’Amalfi Furore Bianco di grande personalità, da uve ripoli, fenile e ginestra, bariccato, floreale e agrumato.

 

Viti storiche dell’azienda agricola Reale, a Tramonti Viticoltura estrema. Particolare di viti nella parete rocciosa, nelle vigne di Marisa Cuomo, a Furore

La tappa successiva è nell’interno della Costiera, nella sottozona di Tramonti, raggiungibile da Ravello o Maiori, in mezz’ora di auto tra curve e saliscendi. Arrivati, facciamo subito una sosta nella cantina dei fratelli Reale, Luigi, Gaetano ed Emanuele. L’azienda è in ristrutturazione e presto tornerà a offrire pernottamento e osteria; così ci accontentiamo di una visita alle vigne secolari pre-fillosseriche, alla vicina cappella rupestre di Madonna delle Grazie (VIII secolo), in frazione Gete, e di una degustazione di buoni vini, prodotti con la consulenza dell’enologo Sebastiano Fortunato. Tra i bianchi apprezziamo l’Aliseo, da un blend di biancolella, pepella e biancazita. Appena 2.400 bottiglie per un vino di bella freschezza, acidità, frutta gialla. Tra i rossi il Borgo di Gete da uve tintore in purezza, raccolte a inizio novembre da ceppi sopra i 100 anni di età, con rese basse di 40-45 quintali. Fa 18-24 mesi di botte e altrettanti di affinamento in bottiglia. Info www.aziendaagricolareale.it

 

Viti centenarie prefillosseriche della Tenuta San Francesco, a Tramonti Il produttore Gaetano Bove nelle vigne centenarie di Tenuta San Francesco, a Tramonti Stagionatura di prosciutti e salumi artigianali della Tenuta San Francesco, con il norcino Luigi D’Avino

La visita successiva nella sottozona di Tramonti è nella Tenuta San Francesco, un’azienda agricola, zootecnica e vitivinicola con piante secolari pre-fillosseriche (www.vinitenutasanfrancesco.it). Troviamo un’ospitalità contadina e degustiamo buoni vini in compagnia di pecorini, pancette e salumi fatti in casa da uno dei quattro soci, Vincenzo D’Avino. Gli altri sono Luigi Giordano e i fratelli Gerardo e Gaetano Bove, quest’ultimo veterinario. Le vigne sono il regno degli autoctoni: piedirosso, tintore, aglianico, biancolella, ginestra, falanghina. Che con basse rese per ettaro (55-60 quintali) permettono di produrre 50mila bottiglie tra bianchi, rossi e rosati. Il cru è il Per Eva, un bianco di falanghina, pepella e ginestra coltivate nella “vigna dei preti”: fresco e con spiccate note floreali. Un rosso importante è il E’ Iss, da tintore in purezza coltivato su vigne prefillosseriche, al palato denso e potente. Su richiesta gli enoturisti possono alloggiare in una delle due camere sopra la cantina, in spazi semplici ma in un contesto naturale e accogliente. Gli itinerari di visita arrivano fino alla “vigna dei preti”, a 600 metri d’altezza, con soste alla cappella rupestre di Gete, posta sotto una delle vigne della Tenuta San Francesco. Un ottimo modo per concludere il viaggio.

 

Quegli "Antichi Sapori"della Costiera

Lo chef Giuseppe Francese con limoni Sfusato Amalfitano Limone Sfusato Amalfitano ripieno di pomodorini, alici, finocchietto selvatico e fiordilatte. Ristorante Antichi Sapori, a Tramonti

Lo chef Giuseppe Francese e la moglie Antonietta vi delizieranno con tante bontà locali, fatte con prodotti e ingredienti selezionati e di stagione: l’agnello locale, le alici, il pesce azzurro, il pesce-castagna (una specie dalla carne compatta, buona per i sughi), e poi le verdure dell’orto di famiglia. Le carni sono tosco-emiliane per chianina, bistecche e carpacci; arrivano invece dal mercato locale pollame, coniglie e suini. Tra le specialità di Francese, che ha lavorato in nord Italia prima di tornare con questa trattoria nella sua piccola Tramonti, troviamo in autunno zuppe, pasta alle castagne, funghi, risotto al vino rosso e salsiccia; oppure filettino con ristretto di uve tintore. Un classico della casa è il Limone Sfusato Amalfitano ripieno di pomodorini, alici, finocchietto selvatico e fiordilatte. Un altro la melanzana al cioccolato e liquore Concerto, con arance e limone caramellati. Conto medio 30€. Info www.cucinaantichisapori.it

 

Limone e Limoncello

La limonaia dell’hotel La Pergola di Amalfi. I limoni sono usati dall’azienda di Limoncello Il Gusto della Costa Limonaia dell’hotel La Pergola di Amalfi. A sx il proprietario Raffaele Proto, a dx il produttore di Limoncello Mario Anastasio, de Il Gusto della Costa

Limoni e Limoncello sono due specialità della Costiera. Il secondo si ottiene dal primo: il limone Sfusato Amalfitano Igp, una varietà allungata, dalla buccia spessa e dalla polpa non particolarmente acida nè aggressiva, buono anche da mangiare. Lo Sfusato Amalfitano viene raccolto tutto l’anno, ma a novembre-dicembre ci sono i verdelli, ancora non maturi. I limoni vengono pelati, messi in infusione in alcol puro per 4 giorni. Una volta tolte le scorze il liquido è miscelato con acqua e zucchero. Abbiamo provato il buon Limoncello da Sfusato Amalfitano di un laboratorio di Praiano, del produttore Mario Anastasio, 47 anni. L’azienda Il Gusto della Costa fa anche liquori di fragoline di bosco, di liquirizia, di finocchietto, confetture e marmellate di agrumi. Info www.ilgustodellacosta.it

 

Ravello, auditorium Oscar Niemeyer Vietri sul Mare vista dalla cantina Le Vigne di Raìto Particolare di un bassorilievo nel cortile di Villa Cimbrone, a Ravello. A sx l’avarizia, a dx la gola

 

 

 

comments powered by Disqus