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testi di Massimiliano Rella, foto di Alfio Garozzo

ha collaborato Antonella Burdi

 

 

L’oro di Pantelleria, il Passito (foto Max Rella) Il forte vento presente sull’isola spinge le piante a crescere a filo di terra. Nella foto un tipico ulivo “nano” pantesco (foto Max Rella)

A Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo, per ogni anziano che passa a miglior vita scompare un ettaro di vigna. Sull’onda del turismo Vip, che negli ultimi vent’anni è andato a caccia di dammusi, le tipiche abitazioni in roccia lavica, si è ridotta inesorabilmente la terra coltivata a zibibbo, come viene chiamata la varietà moscato di Alessandria, protagonista dei grandi vini locali. Il resto l’hanno fatto la fuga dei giovani verso la terraferma, la remunerazione inadeguata delle uve, il sogno di una vita affrancata dalla fatica contadina. Fatto sta che oggi si pone il problema di come riportare braccia all’agricoltura.

 

L’isola siciliana, la più vicina all’Africa (le coste tunisine sono a 70 km), è un mirabile esempio di viticoltura “eroica”, quel tipo di coltivazione della vite su forti pendii e terreni terrazzati, come avviene in Valtellina, nelle Cinque Terre, in Val d’Aosta, sulla Costiera Amalfitana, nel Lavaux, in Mosella, insomma nei più suggestivi paesaggi del vino che esistono al mondo. Eroica ma sempre più senza “eroi”, quei contadini che faticosamente lavorano in condizioni estreme, su declivi e forti pendenze, facendo tutto a mano, senza mezzi meccanici e sotto il sole che brucia. E’ anche merito loro se a Pantelleria nel tempo si è formato uno splendido paesaggio con 12 mila km di muretti a secco, 8 mila dammusi, 2 mila giardini arabi. In vent’anni, però, il vigneto si è notevolmente contratto, da quasi 5 mila ettari ad appena mille. Nel 1973 si raccolsero 450mila quintali di uve, oggi siamo a malapena a 40mila. Certo la qualità è cresciuta, le rese per ettaro sono basse, ma il vigneto pantesco rischia di arrivare al suo minimo storico. Conoscere e bere i grandi vini di Pantelleria è quindi un piccolo contributo per quei contadini il cui lavoro aiuta a mantenere il caratteristico paesaggio pantesco.

 

I vini di Pantelleria

Un’immagine della scorsa vendemmia a Pantelleria, con la raccolta delle uve  zibibbo (moscato di Alessandria) Pantelleria, vigneti in contrada Tracino, sullo sfondo Cala Levante

Alla base c’è l’uva zibibbo, una varietà a bacca bianca originaria dell’Egitto (moscato di Alessandria), arrivata fin qui attraverso i Fenici. Ha acini grossi a buccia verde-gialla e si presta all’essiccamento, come avviene nel caso dei vini passiti naturali che per merito dei terreni vulcanici e del particolare microclima si esprimono con una grande ricchezza di profumi e aromi, pieni di albicocca, miele, datteri, in bocca complessi, vellutati, persistenti. Il Passito di Pantelleria, il più famoso tra i vini locali, è solo una delle tipologie del Pantelleria Doc. Le altre sono il Moscato di Pantelleria, giallo tendente all’ambra, di sapore dolce e aromatico; il Moscato Liquoroso, più intenso e più alcolico; la versione Moscato Spumante, di colore paglierino, con una spuma fine e persistente; il Moscato Dorato, più concentrato nel colore e nel sapore; ma anche lo Zibibbo dolce, di colore giallo dorato e aromatico; il Bianco, un vino da tavola fresco, anche nella versione frizzante.  E infine il Passito di Pantelleria anche in versione Liquoroso.

 

Un vecchio cartellone pubblicitario sull’oro di Pantelleria, il vino Passito, al porto  dell’isola siciliana Pantelleria. Caratteristici Dammusi in località Gadir

L’appassimento naturale delle uve, in tutto o in parte, sulla pianta o dopo la raccolta su stuoie al sole, è previsto per le tipologie Passito di Pantelleria e Moscato di Pantelleria. Nel Moscato Liquoroso e nel Passito Liquoroso è prevista anche l’aggiunta obbligatoria di alcol viticolo (per il Passito anche l’eventuale aggiunta di uva passa con una concentrazione di zuccheri fino al 60%).  Maggiori info sul sito del Consorzio di tutela www.consorziopantelleria.it

 

Visite in cantina

I mustacciuoli, un dolce tipico pantesco Giacomo Rallo, noto produttore di Marsala e Passito di Pantelleria, proprietario della cantina Donnafugata. Nella foto un calice di Passito, prodotto nelle vigne di Khamma

A Pantelleria (Trapani) troviamo una trentina di piccole cantine e tre grandi aziende siciliane che hanno fatto importanti investimenti sull’isola. Ecco qualche suggerimento per incontrare i produttori, visitare le cantine a assaggiare ottimi vini. Cominciamo con una grande: Donnafugata. Giacomo Rallo e la moglie Gabriella nel 1983 hanno avviato un progetto vitivinicolo con le storiche cantine di Marsala e i vigneti di Contessa Entellina e di Pantelleria. Sull’isola, in contrada Khamma, le cantine all’interno di un caratteristico dammuso sono aperte alle visite in primavera-estate (mar-sab, su prenotazione). Da non perdere il Ben Ryé Passito di Pantelleria, uno dei vini più premiati dell’azienda (www.donnafugata.it).

Sempre con base a Marsala le cantine Pellegrino, fondate nel 1880, hanno investito a partire dagli anni ’90 sull’isola vulcanica, realizzando una moderna struttura dove si lavorano le uve zibibbo. Con il marchio Duca di Castelmonte si producono un Moscato, un Passito e ua grappa di vinacce di moscato e passito di Pantelleria. A marchio Cantine Pellegrino c’è il Nes, un Passito di Pantelleria pieno e persistente, con sentori di fichi secchi e albicocche (www.carlopellegrino.it).

Un’altra marsalese, l’azienda agricola Alagna, di Vincenzo Alagna, produce due vini dalle vigne in località Dietro Isola. Sono il Passito Capo Zebìb, dai profumi di albicocca, miele, fichi secchi, e il Moscato di Pantelleria Eliotès, dalle note di fiori d’arancio e mele mature (www.aziendaagricolaalagna.it). Miceli è invece un’azienda con sede a Palermo e tre cantine in Sicilia, vicino Sciacca (Ag), Castelvetrano (Tp) e Pantelleria, in contrada Rekale, a sud dell’isola. Qui produce una bella varietà di etichette dai nomi antichi, tra i quali il Moscato Passito Liquoroso Yanir; il Moscato di Pantelleria Entelechia; il Moscato Spumante Pantezco; o il più noto Tanit, un Moscato di Pantelleria Liquoroso. Info www.miceli.net

 

Pomodori e capperi, un piatto che non può mancare sulla buona tavola pantesca. Nella foto il piatto del ristorante dell’agriturismo Zinedi Il produttore Salvatore Valenza

Tra le piccole cantine troviamo l’azienda agricola Zinedi, che tra aprile e ottobre accoglie gli ospiti in agriturismo. Qui si coltivano le uve a bacca bianca catarratto, zibibbo e il rosso nero d’Avola. Possiamo degustare il Bianco di Pantelleria, il Nero d’Avola e, vera specialità dell’azienda, il Passito di Pantelleria, ottenuto da uve zibibbo appassite al sole adagiate su stuoie con l’erba aromatica alisa. Nel ristorante si possono assaggiare piatti di cucina locale e nella tenuta ci sono un’area sosta camper attrezzata per il plein air e trenta posti letto nei dammusi, le tipiche costruzioni pantesche. Sono circa 8mila sull’isola, inconfondibili per il rivestimento in pietra lavica e i tetti bianchi a cupola, collegati a una cisterna per la raccolta delle acque piovane. Info www.agriturismozinedi.com

 

Località Monastero, le vigne della cantina Valenza

Dalle vigne vecchie coltivate ad alberello in conche laviche il produttore Salvatore Valenza, di cantina Valenza, fa il bianco Llìgria; il Moscato Monasté, delicato e aromatico; il Passito Monastè, dolce e avvolgente; e il Moscato Don Vito, da uve zibibbo in purezza, affinato a lungo in botti di rovere (www.monastero-pantelleria.com). In contrada Karuscia da non perdere una visita (su appuntamento) alle cantine Minardi, tra le più antiche dell’isola, produttori da tre generazioni. Nelle vigne di proprietà i grappoli sono raccolti a mano, lasciati appassire per 20 giorni e infine vinificati nella moderna cantina. Con questo metodo i Minardi ottengono il Passito di Pantelleria Karuscia, dalle note di albicocca, pesca e fichi secchi; e il Moscato di Pantelleria Nardino, lievemente dolce con note di albicocca e pesca. La produzione comprende inoltre uno Zibibbo; un Bianco Igp Sicilia da uve catarratto; un Rosso Igp Sicilia da uve nero d’Avola; e una grappa di Moscato Passito di Pantelleria (www.viniminardi.it). Tra le più antiche cantine dell’isola c’è anche D’Ancona, in località Cimillia, gestita da tre donne, Marina, Caterina e Sara. La produzione è limitata ma di qualità e tarata sulla linea della tradizione. Da uve zibibbo in purezza le sorelle D’Ancona fanno il Bianco Shìroch, di buona struttura; il Moscato di Pantelleria Cymillia, da raccolta tardiva, un dolce dorato con riflessi ambrati, aromatico e fruttato; e il Cymillia Passito, da uve zibibbo appassite naturalmente per 15-20 giorni su stuoie (www.aziendaagricoladancona.com).

 

Vigne ad alberello nella zona di Mueggen Grappoli di zibibbo (moscato di Alessandria): sono le uve dei vini di Pantelleria

Dal 1999 anche l’ex ministro per l’Agricoltura Calogero Mannino insieme ad Attilio Tripodi ha cominciato a fare vino sull’isola con l’azienda Abraxas: 26 ettari di vigne e una produzione di 80mila bottiglie l’anno, con un occhio puntato alla sperimentazione. Mannino e Tripodi producono infatti rossi da nero d’avola e cabernet franc (il Sidereus); da syrah e grenache (Kuddia di Zè); e nero d’avola in purezza (Kuddia del Moro). Tra i “classici” di Pantelleria troviamo invece il Passito Abraxas, il Passito Scirafi (il risultato del primo fiore), e il Kuddia delle Ginestre, un bel bianco da uve zibibbo in purezza. Info www.abraxasvini.com

Tra i massimi interpreti del Passito di Pantelleria va ricordato il produttore Salvatore Murana, i cui vini hanno ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo. I suoi vigneti sono in diversi punti dell’isola, in gran parte lungo pendii affacciati sul mare, tenuti insieme dai muretti in pietra. Da non perdere il suo Martingana, un Passito ricco di profumi, morbido, vellutato e persistente (contrada Khamma 276, tel 0923.915231).

 

Cosa vedere, con bagno di benessere

La famosa roccia dell’Elefante, a Pantelleria Il lago Specchio di Venere, uno dei luoghi più incantevoli di Pantelleria (foto Max Rella)

Sono tante le attrazioni naturali di Pantelleria. Una è l’Arco dell’Elefante, una scultura naturale di roccia vulcanica che ricorda una proboscide che si immerge del mare. Un’altra è lo spettacolare lago Specchio di Venere, dove sorgenti sottomarine di acqua calda e fanghi terapeutici naturali permettono ai turisti un bagno di benessere straordinario per la pelle. Anche in Contrada Scauri, vicino al Porto Vecchio, antico approdo romano rivolto verso la Tunisia, si avvertono nel mare piacevoli getti d’acqua calda. Mentre a Cala Gadir, sulla costa orientale, nei pressi della grande villa dello stilista Giorgio Armani, ci sono alcune vasche nella roccia piene di acqua termale bollente. Per una sauna naturale in grotta bisogna invece salire su Montagna Grande. E per una vista mare mozzafiato, dietro Isola c’è il Salto alla Vecchia.

 

Mangiare

Il ristorante La Nicchia, nella caratteristica contrada di Scauri Il ristorante Acquamarina Una sala del ristorante Acquamarina

Piatti di pesce e ricette vegetariane pantesche al ristorante dell’agriturismo Zinedi. I vini sono della cantina. Aperto di sera, conto 20€. Camere per la notte. Info www.agriturismozinedi.com Terrazza sul mare e piatti locali, come pesce alla griglia condito con l’ammoghiu, il pesto a base di pomodoro, basilico e altri aromi, al ristorante La Vela, in località Scauri. Meglio prenotare (tel 0923.916566). Ancora a Scauri, a La Nicchia, un antico giardino pantesco dove assaggiare bresaola di tonno, caponata di melanzane tiepida con le mandorle tostate, pesce spada panato. Solo la sera (www.lanicchia.it). Infine c’è Acquamarina per una cucina mediterranea di pesce. Da provare, triglie alla griglia e cernia alla pantesca. Sempre aperto, ma sab-dom solo cena(www.ristoranteacquamarina.it).

 

Dormire

Hotel Mursia, 3 stelle in stile mediterraneo, con 74 camere, piscina, spiaggia attrezzata e centro benessere (doppia e colazione da 140€ www.mursiahotel.it).

Yacht Marina Hotel, un 4 stelle vicino al porto, ambiente accogliente, terrazza panoramica, 36 camere (doppia e colazione 110€ www.marinahotelpantelleria.com).

Dammusi Sciuvechi Resort offre ospitalità in dammusi, anche con piscina. Da 270€ a 3.000€ a settimana secondo le dimensioni e il periodo www.dammusisciuvechi.it

 

Come arrivare

Nave. Da Trapani e Palermo con traghetto Siremar (www.siremar.it) e Traghetti delle Isole (www.traghettidelleisole.it), da Mazara del Vallo con aliscafo veloce Ustica Lines (www.usticalines.it).

Aereo. Alitalia da Milano, Roma e Venezia (www.alitalia.com), Blu Express da Roma, Milano e Bologna (www.blu-express.com), Mistral Air da Bologna e Bergamo (www.mistralair.it) e Meridiana Fly su Palermo e Trapani (www.meridiana.it).

 

La chiesa di San Vincenzo in un caratteristico dammuso, le costruzioni tipiche di  Pantelleria di roccia lavica e tetto a cupole bianche Strapiombo da brivido al Salto alla Vecchia, nella zona “dietro l’isola” (foto Max Rella) La cantina Donnafugata, in contrada Khamma, in una tipica costruzione pantesca, il dammuso (foto Max Rella) I capperi, un’altra specialità di Pantelleria

 

 

 

 

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