Seguici



foto e testi di Marcello Cardillo

Le terre del Sangiovese e dell’Albana di Romagna cominciano a Dozza, un suggestivo borgo tra Imola e Bologna, vocato all’arte e al vino. Sono decine gli artisti che partecipano ogni due anni alla Biennale del Muro Dipinto, dipingendo sui muri delle case, davanti a centinaia di curiosi, turisti e appassionati. Dozza è anche la capitale enologica della regione. La Rocca Sforzesca, in cima al paese, è sede dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, uno spazio per degustazioni, serate a tema e vendita di vini, con un assortimento di oltre 800 etichette (www.enotecaemiliaromagna.it). A pochi chilometri di distanza, ormai in terra di Romagna, il binomio arte e vino è di casa anche a Faenza (Ravenna), che ogni anno a novembre ospita Enologica, il salone dei vini romagnoli (www.enologica.org), dove assaggiare ottimi Sangiovese (rossi) e l’Albana, il primo bianco ad avere la Docg in Italia oltre vent’anni fa. Faenza è una Città della Ceramica circondata da vigneti. Tra le principali attrazioni c’è il MIC, il Museo Internazionale della Ceramica, ricco di pezzi antichi, italiani, orientali, arabi, e di oggetti contemporanei, creati dai grandi artisti del Novecento, da Pablo Picasso a Mimmo Paladino. Il lato più goloso di Faenza è invece nelle sue campagne, così generose di vini e altre specialità. Tra le tappe rurali da non perdere, Oriolo ai Fichi è un angolo magico tra campi, cascine e vigne. Qui un gruppo di cantine ha riscoperto un vitigno, il centesimino, che rischiava di estinguersi e con il quale oggi si produce un vino particolare, il Centesimino, detto anche Savignôn Rosso. Per l’olio extravergine d’oliva c’è invece Brisighella, antico borgo medievale nella Valle del Lamone.
La Rocca Sforzesca di Dozza, sede dell'Enoteca Regionale Lucio Fontana, Concetto Spaziale, opera in ceramica. MIC di Faenza – foto MIC














Proseguendo a sud sulla via Emilia incontriamo Forlimpopoli (Forlì), città natale di Pellegrino Artusi (1820-1911). Al grande gastronomo è intitolata la nuova Casa Artusi, uno spazio di alta cucina regionale, mostre ed eventi, situata nell’ex Convento dei Servi. Al pianterreno c’è invece la sede della Strada del Vino Romagna Terra del Sangiovese, che promuove eventi enogastronomici e percorsi enoturistici su tutto il territorio (www.romagnaterradelsangiovese.it).  Dopo tanti peccati di gola, nella vicina Bertinoro ci si può ritemprare alle Terme della Fratta, recentemente ristrutturate. Se Forlimpopoli è in pianura, lungo la via Emilia, Bertinoro - il “balcone di Romagna” e il paese simbolo dell’Albana - è affacciata su una collina panoramica, a pochi chilometri verso sud. Qui il vino è storia, tradizione e leggenda. Si racconta che il nome del paese discenda dalle parole di apprezzamento di Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, pronunciate quando assaggiò un bianco della zona, un probabile antenato dell’Albana. “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, ma berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità”, sembra che disse la fanciulla. Un altro simbolo di Bertinoro è la Colonna delle Anella, al centro di piazza Libertà. La colonna fu eretta nel XIII secolo per mettere pace tra le famiglie nobili, in lite per dare l’ospitalità per i viandanti. Da allora i pellegrini furono accolti dalla famiglia identificata dall’anello a cui veniva legato il cavallo: un’antica tradizione che oggi sopravvive in una simpatica festa dell’accoglienza, che si tiene ogni anno la prima domenica di settembre. In cosa consiste? Alla Colonna delle Anella vengono attaccate alcune buste che contengono vari indirizzi. Il turista le stacca, le apre e scopre  in quale casa andare a bere e mangiare. Ospite improvvisato di una famiglia di Bertinoro.

BIANCHI E ROSSI DI ROMAGNA Sangiovese e albana di Romagna sono i due grandi vitigni del territorio. Dal primo si ottengono rossi piacevoli e di buona struttura, che dal secondo un bianco in varie tipologie: secco, spumante, amabile o passito. Molte le cantine valide. A Bertinoro, ad esempio, ci sono Celli (www.celli-vini.com) e Campo del Sole (www.campodelsole.it, in foto Sandra Santini, della cantina Colle del Sole). Intorno a Imola la cantina Tre Monti (www.tremonti.it) e l’azienda agricola Zuffa (www.zuffa.it). Nelle terre faentine, invece, altri due validi indirizzi per Albana, Sangiovese e anche Centesimino. Sono La Sabbiona, a Oriolo ai Fichi (www.lasabbiona.it) e Poderi Morini, le cui etichette sono disegnate dall’artista Pablo Eucharren (www.poderimorini.com).

SE LA CERAMICA È ARTE Il MIC di Faenza, il Museo Internazionale delle Ceramiche, tra i più importanti al mondo nel suo genere, fu fondato nel 1908 dopo una fiera campionaria dedicata alla memoria di un illustre faentino, il matematico Evangelista Torricelli. Il MIC custodisce 35 mila opere realizzate in raffinata ceramica, il meglio prodotto nei secoli: maioliche istoriate del Rinascimento italiano, ceramiche pre-colombiane, manifatture islamiche, raffinati vasi e oggetti orientali. Tre sezioni del Museo celebrano il Novecento: italiano, europeo e faentino. Con sorpresa dei visitatori custodiscono “quadri in ceramica”, vasi, piatti e altre creazioni di Picasso, Matisse, Chagall, Burri, Ontani, Baj, Leoncillo, Paladino, Chia, Fontana e altri. (viale Baccarini 19, tel 0546.697311 www.micfaenza.org  - in foto una ceramica di Matisse, al MIC di Faenza – foto MIC) CASA ARTUSI, SCIENZA E ARTE IN CUCINA Un museo sulla gastronomia tradizionale e casalinga, aperta a cuochi, dilettanti, buongustai, bambini e a tutti coloro che amano sedersi a tavola e mangiar bene. E’ Casa Artusi, inaugurata a giugno 2007 a Forlimpopoli (Forlì), città natale del grande gastronomo Pellegrino Artusi, autore del famoso libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”. Casa Artusi è il primo centro nazionale di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana, e ospita: taverna, percorso didattico interattivo, scuole di cucina, biblioteca specializzata, enoteca e laboratori di sperimentazione culinaria.(via Costa 27, tel 0543.743138 www.casartusi.it  - in foto rivisitazione dei passatelli all’uso di Romagna, su letto di cicoria e uva sultanina)









Murales a Dozza (Bologna), il paese dei muri dipinti


I nuovi sapori romagnoli del Belvedere di Bertinoro


Filetto di porcellino con lardo di colonnata, cotto al Sangiovese con scalogno e sale di Cervia. ristorante Belvedere di Bertinoro
Andrea Ravidà, 43 anni, è uno chef sperimentatore. Al ristorante Belvedere, di Bertinoro, in 7 anni di attività ha reinterpretato o creato ex novo decine e decine di ricette. Prepara anche piatti della tradizione, come i passatelli all’uso di Romagna, ma la cucina rivisitata è il suo forte. Il menu spazia dalla “terrina di cavolfiore gratinato con aceto balsamico e coppa croccante” agli “strozzapreti su crema di Squacquerone e Sangiovese”, dalle “uova al cereghino con crostoni al tartufo” alle “praline di Parmigiano Reggiano su ragù di champignon e Speck”. (via  Mazzini 7, tel 0543.445127. Menu degustrazione: 25, 30, 32 o 50€ www.belvederebertinoro.com)
comments powered by Disqus