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testi e foto di Massimiliano Rella

 

“I Bronzi di Riace”, scultura dell’artista estone Sasha Sosno. Lungo il percorso del MAP, il museo all’aria aperta di Corso Mazzini Crocette di fichi secchi consentini, ripiene di noci e scorzetta di arancia, ricoperte di miele. Una specialità calabrese. Sono tagliate, riempite e incrociate
La Varchiglia alla Monacale, una specialità del Gran Caffè Renzelli, dal 1803 un punto di riferimento per i golosi di Cosenza. E’ un dolce morbido di mandorle e cioccolato, le cui tracce risalgono al 1300. Ancora oggi qualcuno lo fa in casa “Il Lupo della Sila”, scultura di Mimmo Rotella (2005). Lungo il percorso del MAP, il museo all’aria aperta di Corso Mazzini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corso Mazzini è un museo all’aperto, un’autentica galleria d’arte che espone importanti sculture di artisti di fama, da Salvator Dalì a Giacomo Manzù. Il “salotto della città” si chiama MAP - Museo all’Aperto Bilotti, ed è stato realizzato grazie alle donazioni di Carlo Bilotti, un facoltoso collezionista cosentino emigrato negli Stati Uniti, scomparso da pochi anni. Le opere sono su piedistalli in plexiglas che riproducono musica strumentale attraverso un impianto sonoro interno. L’itinerario del MAP comincia in piazza dei Bruzi, sede del Comune, con un grande “Elmo Bruzio” di Mimmo Paladino. All’inizio dell’isola pedonale di corso Mazzini siamo accolti da “I Bronzi di Riace di Sasha Sosno, artista estone: due sagome dei Bronzi, ritagliate su pannelli rossi lucidi, lasciano intravedere la strada animata di persone, come due finestre artistiche sulla città. Proseguendo verso piazza 11 settembre ammiriamo il “Grande Metafisico”, di Giorgio De Chirico (è sua anche “Ettore e Andromaca, scultura in bronzo fuso); a seguire “Il Lupo della Sila”, di Mimmo Rotella e “San Giorgio e il Drago, di Salvador Dalì. E ancora, due opere di Giacomo Manzù, il “Grande Cardinale in piedi” e la“Testa di Medusa”. In piazza Bilotti i quattro “Paracarri di Pietro Consagra, esponente di rilievo dell’astrattismo italiano, chiudono l’itinerario artistico. Ma può cominciare quello gastronomico tra ristoranti, enoteche, negozi di specialità.

 

Interni di Sapori d’Autore, un negozio di golosità calabresi e nazionali, dai fichi caramellati di Colavolpe alle scorze di cedro ricoperte di cioccolata fondente Per gli amanti del vino l’indirizzo migliore di Cosenza è l’Enoteca Mezzo Pieno, vicino Corso Mazzini. Oltre mille etichette diverse, tutto il meglio della produzione calabrese, del sud Italia e di altre regioni

In una traversa dell’isola pedonale il locale per chi ama il vino è l’enoteca Mezzo Pieno, in via Isonzo 7, che propone mille etichette di tutte le regioni italiane e le migliori bottiglie della Calabria. L’enoteca offre anche zuppe di fagioli, ceci, orzo e farro, formaggi e salumi calabresi, come le immancabili soppressata e capicollo (conto 20€, tel 0984.793838). A due passi da piazza Bilotti, in via Simonetta, c’è il Vicoletto, per piatti regionali e locali, come “lagane e ciciari” o “baccalà alla cosentina” (conto 30€, tel 0984.791609). Sapori d’Autore, aperto a settembre 2009, è invece un negozio di golosità calabresi e non solo. Tra queste i prodotti artigianali di Colavolpe, come le scorzette di arancia ricoperte di cioccolato extrafondente; i canditi di cedro rivestiti di cioccolato; o le crocette di fichi secchi della varietà “dottato”, ripiene di noci e scorzetta di arancia, ricoperte di miele.

Tornando sul lato opposto di corso Mazzini ci dirigiamo verso Cosenza vecchia. Prima di entrare nel centro antico merita una sosta la Salumeria Scarpelli, un supermarket dall’aspetto disordinato ma ricco di bontà, come diversi tipi di pane cosentino (di Mangone, di Tessano, di Cuti e il pane di Rogliano), di invitanti forme di caciocavallo podolico e pecorino di Monteporo Dop, e di capicolli e soppressate (piazza della Riforma, tel 0984.2424846).

 

Un’isola con tavoli e sede davanti al bancone del Caffè Letterario Città di Cosenza La sala lettura e la biblioteca del nuovo Caffè Letterario Città di Cosenza

Da inizio gennaio, nella vicina piazza Matteotti, c’è una altra novità, il Caffè Letterario Città di Cosenza, uno spazio polifunzionale: un po’ libreria, luogo d’arte e di incontri culturali, con ristorante di cucina internazionale e innovativa, secondo la proposta dello chef di origini maltesi, Andrea Victor. L’idea è dei fratelli Andrea e Luigi Speradio, due giovani che hanno creato il primo locale del genere a Cosenza, con uno sguardo puntato sull’arte e il design (conto 20€ vini esclusi).

 

Uno scorcio di Cosenza vecchia, in fondo a sinistra il fiume Crati Il complesso cinquecentesco di San Domenico, ex convento in stile barocco, su un ponte che fa da ingresso a Cosenza vecchia, bagnato dalle acque del Crati

Cosenza vecchia è a pochi passi, oltre la confluenza tra i fiumi Crati e Busento. Sul lato sinistro del ponte possiamo ammirare il complesso cinquecentesco di San Domenico, un ex convento in stile barocco con un rosone in gotico-flamboyant che sovrasta il portale archiacuto. All’interno conserva opere del Granata, artista cosentino del ‘700, e alcune scene della battaglia di Lepanto sul soffitto della chiesa piccola. Sul lato destro del ponte ammiriamo, invece, la bella Fontana del Balilla e il Palazzo delle Poste, di epoca fascista, su piazza Francesco Crispi. L’ingresso su Cosenza vecchia è da piazza dei Valdesi. Anche se è gennaio possiamo fare una sosta golosa all’Antica Gelateria Zorro, che dal 1932 produce gelati artigianali come il moretto, un cono di nocciola, crema o caffè, ricoperto di cioccolato fondente.

 

Una bottega d’arte su Corso Telesio, a Cosenza vecchia

Il corso Bernardino Telesio, intitolato al filosofo cosentino che nel ‘500 riorganizzò l’Accademia Telesiana, è il cuore di Cosenza vecchia, una suggestiva zona di stretti vicoli e piazzette, in stato di semi-abbandono, con muri scrostati e molte saracinesche chiuse da anni. Qui resistono piccoli artigiani e restauratori, ma non sempre aperti al pubblico. L’Arte Conservativa, ad esempio, è un laboratorio di restauro di mobili e chitarre di Bisignano (www.arteconservativa.it); le Creazione d’Epoche, vende vetrate dipinte a mano, oggetti da regalo e in vetrofusione (cell 339.3171316); la vicina Bottega del Cucire, espone costumi d’epoca artigianali (cell 328.3613612). Da Salvati, calzolaio dal 1958, si entra invece in un “laboratorio-museo”  della calzatura, con intere file di forme di scarpe alle pareti e vecchie scarpine da bambino. Altri sono davanti alla scalinata di piazza Duomo, come la Bottega d’Arte il Duomo (cell 338.7139749), che vende oggetti artistici ottenuti dagli scarti di materiali poveri e quadri dai colori accesi su Cosenza vecchia. Accanto c’è la Libreria Legenda (tel0984.73214), con vecchi libri sulla Calabria e un’esposizione di 17 stemmi araldici delle famiglie aristocratiche che al tempo di Bernardino Telesio facevano parte del Sedile dei Nobili, il “parlamentino” della città, ospitato all’interno di Palazzo Giannuzzi-Savelli (o Palazzo Andreotti).

 

Francesco Renzelli (sesta generazione della famiglia) ci mostra la Varchiglia alla Monacale, un dolce morbido di mandorle e cioccolato, le cui tracce risalgono al 1300. Ancora oggi qualcuno lo fa in casa La nuova Torta Telesio, una novità pasticcera del Gran Caffè Renzelli, inventata nel 2010 per i 500 anni dalla nascita del filosofo cosentino Bernardino Telesio con ingredienti che si usavano in quell’epoca: lupini, mandorle, albicocche, amarene.

Alle spalle del Duomo un’altra istituzione - ma per golosi -  il Gran Caffè Renzelli, dal 1803 uno dei più antichi caffè letterari del sud Italia (www.renzelli.com). Il piatto forte è la "varchiglia alla monacale", un dolce morbido di mandorle e cioccolato, le cui tracce risalgono al 1300, che oggi fanno in pochi. Un’altra specialità sono i torroncini torrefatti, ottenuti da un mix di mandorle tostate, cannella, zucchero e miele. “Semplicemente buoni”, come recita la carta che li avvolge. E dal 2010 una novità, la "torta Telesio", fatta per celebrare i 500 anni dalla nascita del filosofo cosentino. Un dolce inventato, ma con i pochi ingredienti che si potevano trovare in quell’epoca: lupini, mandorle, albicocche e amarene. Nella parte alta di Cosenza vecchia, c’è spazio per un’altra sosta ad alta caloria: Garritano 1908, un laboratorio artigianale specializzato nella lavorazione del fico dottato cosentino. Tra le specialità sono ottime le trecce di fichi, i fichi aromatizzati con zucchero e cannella e i fichetti al rum ricoperti di cioccolato (www.garritano1908.com).

 

 

Valle del Crati, i vini di Tenuta Terre Nobili

Donne del Vino in Calabria. A Montalto Uffugo, alle porte di Cosenza, la produttrice Lidia Matera in cantina, dietro una vasca per la vinificazione. La sua azienda Tenuta Terre Nobili produce quattro interessanti vini con l’Igt Valle di Crati

A pochi km da Cosenza la Tenuta Terre Nobili è la cantina di Lidia Matera, iscritta all’associazione “Donne del Vino” della Calabria. L’azienda è sulle colline di Montalto Uffugo, in una proprietà di 36 ettari tra vigne, olivi e bosco. Qui la Matera produce quattro vini interessanti con la denominazione Igt Valle del Crati da vitigni autoctoni calabresi coltivati con il metodo biologico. Il Santachiara è un greco in purezza (8mila); il Donn’Eleonò un rosato da un blend di nerello e magliocco, vitigni 50 e 50 (5mila btg); il Cariglio un magliocco in purezza d’annata, senza passaggi in legno; infine Alarico da nerello in purezza e 6 mesi di rovere francese. Visite e degustazioni su prenotazione (www.tenutaterrenobili.it).

 

Pantagruel, buona tavola a Rende

Un pezzo di capicollo e fette di soppressata, due specialità calabresi

E’ il ristorante dello chef Tonino Napoli, nel centro storico di Rende, a pochi km da Cosenza. Da provare le frittelline di neonata, la vellutata di ceci e gamberetti, i tagliolini zucchine, gamberetti e scampi, i gamberoni con crema di brandy e liquirizia fusa. Il pane è fatto in casa: da provare quello con neonata piccante e quello con farina di miglio e olive schiacciate (conto 45€ www.pantagruelilristorante.it)

 

 

LA CATTEDRALE TEATRO RENDANO
La Cattedrale. Uno dei più belli edifici sacri del sud Italia, la Cattedrale, di origini ignote, venne consacrata nel 1222 alla presenza dell’imperatore Federico II che in quell’occasione, secondo la tradizione, fece omaggio alla città della Stauroteca, una preziosa croce reliquaria in filigrana d’oro, oggi conservata in Palazzo Arnone. Dopo la ricostruzione del 1184, a seguito di un terremoto, la Cattedrale appartenne all’ordine cistercense. Di impianto gotico, il rosone riporta la data dell’ultimo restauro del 1944; i due rosoni più piccoli, quadrilobati, sovrastano i portali laterali. Internamente le tre navate hanno una copertura lignea a capriate, le absidi una copertura a volta. Nell’abside si può ammirare l’Assunta e i 12 apostoli dei pittori Domenico Morelli e Paolo Vetri, del 1899.  E nel transetto del sarcofago di Isabella d’Aragona, realizzato da un artista al seguito dell’ottava crociata, una trifora in stile gotico presenta la Vergine con il bambino, a sinistra Isabella in posizione orante, a destra il marito Filippo l’Ardito. Il Teatro Rendano. Realizzato su progetto dell’architetto Nicola Zumpano tra il 1877 e il 1909 fu dedicato al pianista cosentino Alfonso Rendano (1853-1931). Dopo la guerra fu ricostruito su progetto dell’architetto Enzo Gentile che cercò di rispettare l’originaria facciata neoclassica. Davanti al Teatro, su piazza XV marzo, la statua di Bernardino Telesio;  il Palazzo del Governo (1844-1847); la nuova sede (del 1939) della storica Accademia Cosentina del XVI secolo è addossata alla chiesa e all’ex convento di Santa Chiara. All’interno la Biblioteca civica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prossimi eventi in città

Festa della Madonna del Pilerio

E’ la festa dedicata alla protettrice di Cosenza. Il culto ha origine dopo la peste del 1576, quando un devoto si accorse che sul viso dell’antica icona della vergine Maria si era formato un bubbone di peste, segno che la Vergine avrebbe portato su di sé la malattia per salvare la città. L’icona originale della Madonna del Pilerio è conservata in Palazzo Arnone, una copia è invece nella Cattedrale. La Festa viene celebrata il 12 febbraio per ricordare il terremoto del 1854.

 

Fiera di San Giuseppe

Ogni anno dal 15 al 19 marzo alle pendici del centro storico lungo il Crati e il Busento una mostra di prodotti gastronomici, multietnici, oggetti per la casa, dolci con espositori da tutto il sud Italia. Artisti da strada e spettacoli animano la Fiera.

 

“I Bronzi di Riace”, scultura dell’artista estone Sasha Sosno. Lungo il percorso del MAP, il museo all’aria aperta di Corso Mazzini Testa di Medusa”, scultura di Giacomo Manzù. Lungo il percorso del MAP, il museo all’aria aperta di Corso Mazzini
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