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testi di Lucilla D’Erasmo

 

Roma è una capitale della birra artigianale, al pari di altre città europee Roma, Castel Sant’Angelo. Nel centro della città eterna ci sono interessanti locali dove assaggiare birre artigianali

Forse nessun altro prodotto come la birra artigianale sta conoscendo in Italia una simile crescita, tanto nei consumi che nell'offerta, qualitativa e quantitativa. Se nella seconda metà degli anni '90 i birrifici artigianali si potevano contare su due mani, oggi sono circa 400 in tutta la Penisola. Ogni regione ha i suoi esponenti, ogni birrificio propone le sue ricette, spesso legate al territorio. Ma il cuore del “movimento” della birra artigianale è senz'altro Roma. Forse proprio sulla scia del successo riscosso nella capitale, tra Lazio e Abruzzo sono nati alcuni dei birrifici più interessanti della scena italiana, ed è stato proprio il Lazio la prima regione a veder nascere una associazione di birrai (vedi box). Abbiamo seguito le tracce della birra artigianale tra le due regioni – partendo dal litorale laziale, fino a quello abruzzese –per un originale coast to coast alla ricerca delle migliori Ales, Pils e Stout.

 

L’impianto produttivo di Turbacci Birra Artigianale, fondata nel 1995, con una produzione che può arrivare a circa mille litri al giorno. Siamo a Mentana, alle porte di Roma

Partiamo dalla costa romana: a Fiumicino c'e' Birradamare (www.birradamare.it) di Elio Miceli e Massimo Salvatori. La produzione nasce nel 2004 a Ostia con il brewpub BOA - Birrificio Artigianale Ostiense (www.boabirra.it) attivo ancora oggi. Dopo qualche anno, con la crescita della produzione – anche grazie alla collaborazione del birraio Ioan Bratuleanu - è nato il birrificio di Fiumicino: ampia la gamma delle birre con tre marchi diversi – BOA, Birra Roma e Na Biretta - tutti legati alla città di Roma e allo spirito romanesco.

A Mentana invece – nella provincia a nord di Roma – c’èTurbacci(www.birraturbacci.it) vero e proprio antesignano della birra artigianale laziale, e non solo. La data di nascita risale al 1995, anche in questo caso come brewpub (via della Mezzaluna, tel. 06.9094701) a cui si è aggiunta negli anni la Pizzeria Steakhouse Il Gallo, a Tivoli (via Cesare Pascarella 4, tel. 0774.375559). Diverse le birre prodotte, tra cui la Castagna con castagne essiccate e vaniglia bourbon del Madagascar, e la Black, un'intensa stout dalle insolite note di liquirizia, caramello e amarena.

 

Il mastro birraio Giovanni Turbacci, proprietario del Birrificio Turbacci di Mentana (Roma) con una sua “creazione”, la Black, Medaglia d’argento e di bronzo all’International Beer Challenge di Londra nel 2012

In provincia di Viterbo, nel cuore dell'antica Tuscia, ci sono due birrifici “giovani” ma interessanti: a Montefiascone è nato da un paio d'anni Turan di Orazio Laudi e Massimo Serra, subito contraddistintosi per le birre decisamente originali ma mai estreme, come la Sfumatura (un'impenetrabile imperial stout con malti affumicati) e la Ultrasonica, una tripel superluppolata, complessa e avvolgente. A Tuscania troviamo invece Free Lions (www.freelionsbeer.it), creato nel 2011 da Andrea Fralleoni, informatico con la passione per la birra che ha deciso di cambiare vita. Attualmente la produzione conta 6 birre, tra cui l'intensa stout Neverending e la nuovissima +39,una blanche prodotta con soli ingredienti italiani sulla scia del progetto di collaborazione che ha fatto nascere La Zia Ale (vedi box).

Si trova in provincia di Rieti, a Borgorose – ma siamo praticamente già al confine con l'Abruzzo - uno dei birrifici più noti e interessanti dell'intero panorama nazionale. Birra del Borgo (www.birradelborgo.it) è nato nel 2005 dalla passione di Leonardo Di Vincenzo, ricercatore in biologia che ha deciso di abbandonare la carriera accademica dopo gli incoraggianti risultati ottenuti nell'homebrewing. In sette anni si è affermato come uno dei migliori nomi della birra artigianale italiana, unendo all'attenzione per le grandi tradizioni brassicole europee e al territorio circostante (vedi la Duchessa, birra al farro dei monti della Duchessa) uno spiccato gusto per la sperimentazione, lavorando spesso al confine con altri mondi. Da quello della gastronomia a quello del vino senza dimenticare il tabacco, come nel caso della KeTo RePorter con foglie di tabacco Kentucky Toscano. Il nuovo birrificio, inaugurato nel 2009, ha anche una bottega per la vendita e periodicamente è aperto per visite guidate con i birrai (località Piana di Spedino, tel 0746.31287).

 

Ingredienti per produrre birra artigianale nel Birrificio Opperbacco di Notaresco (Teramo), realizzato nella stalla di una vecchia casa colonica, tra oliveti, vigneti, campi di grano e girasole Il produttore di birra Juri Ferri che ha fondato il Birrificio Almond 22 di Spoltore (Pescara), con una birra di sua produzione (foto di Nicola Antonio Cosanni)

L'Abruzzo da qui è letteralmente a un tiro di schioppo. Proseguendo lungo l'A24 verso la costa si incontra Notaresco, borgo medievale dove si trova Opperbacco(www.opperbacco.it), il birrificio creato nel 2009 dall'agronomo Luigi Recchiuti nella stalla della vecchia casa colonica di famiglia. L'acqua purissima del Gran Sasso è solo uno dei segreti delle ottime birre, dalla fresca e dissetante Bianca Piperita (una blanche alla menta) e la 6sonIpa, felice incrocio tra una saison belga e una india pale ale di stampo anglosassone con aggiunta di spezie. A pochi metri dal birrificio si trova l'Agripub (contrada Casarino, 2, tel 328.3156009), un grazioso pub rurale con ampia scelta di birre artigianali e taglieri rustici, con cui è iniziata l'avventura di Luigi.

Triplipa è una delle birre del Birrificio Opperbacco di Notaresco (Teramo),una bionda, amara ma piacevole al gusto, ispirata agli stili tripla, da cui riprende i malti e il lievito, e Ipa, da cui riprende la luppolatura Tripping Flowers, una delle birre del Birrificio Opperbacco di Notaresco (Teramo): nasce da fiori di luppolo, mandorle e rose che viaggiano sopra il mosto durante la bollitura Noa, una delle etichette del Birrificio Almond 22 di Spoltore (Pescara), una strong ale italiana, dalla schiuma compatta e persistente e dal colore ambrato scuro con riflessi aranciati, in bocca calda ed elegante con un lungo finale erbaceo (foto di Nicola Antonio Cosanni)

Un breve tratto di autostrada (l'A14) o, se preferite, la litoranea che porta da Roseto degli Abruzzi a Pescara, e si arriva a Spoltore dove – in un antico edificio dove negli anni '20 venivano pelate a mano le mandorle destinate alla produzione artigianale dei confetti abruzzesi – si trova il birrificio di Jurij Ferri chiamato, in ricordo di questo passato, Almond22 (aperto per vendita diretta il sabato pomeriggio www.birraalmond.com). Lavorazione artigianale e una grande passione, insieme all'acqua di Farindola e ingredienti come miele biologico abruzzese, zucchero integrale del circuito equo e solidale e spezie, sono alla base di birre inusuali come la Irie – una ale chiara speziata con coriandolo, fiori d'arancio, boccioli di rosa e buccia d'arancia – e la Blanche de Valerie,blanche atipica ai cereali antichi – orzo, segale, farro e grano Saragola – e una speziatura data dall'aggiunta di un raro pepe aromatico del Borneo. Non troppo alcolica e molto piacevole, è l'ideale per godersi un tramonto estivo sul mare al termine di questo coast to coast brassicolo.

 

Roma, capitale della birra

Interni di Open Baladin, a Roma (foto di Othmar-Seehauser)

Come scrive anche il blog Cronache di Birra (www.cronachedibirra.it) Roma è la capitale della birra artigianale. In poche altre città europee sembra esserci una tale concentrazione di beershop, brewpub e locali specializzati. Gran parte del merito va ad alcuni pionieri come il “Ma che siete venuti a fa'“ (via Benedetta 25 http://football-pub.com) di Manuele Colonna, che con una grande varietà di birre (e nient'altro) e un ambiente più che spartano è riuscito a convertire al bere artigianale la gioventù trasteverina. Seguono il dirimpettaio Bir&Fud (via Benedetta 23, tel 06.5894016) che propone bionde, rosse e scure abbinate a pizze e fritti di qualità, e l'Open Baladin Roma, vicino Campo de’ Fiori (www.openbaladin.com), che con 40 spine e i super hamburger firmati Gabriele Bonci attrae un pubblico eterogeneo e numeroso. Tra gli altri indirizzi da non perdere il 4:20 sulla via Portuense (www.brasserie420.com) con cucina alla birra e una bella terrazza estiva e il Blind Pig (www.blindpig.it). Tra i beershopdi riferimento invece l'antesignano Off License, con due sedi, a San Giovanni e in zona Trionfale (www.offlicense.it) e il Bir&Fud Bottega, in via Luca Valerio 41 (http://birefud.blogspot.it) che unisce a un grande assortimento di birre italiane ed estere un'ampia scelta di prodotti alimentari.

 

Eataly, qui si beve solo artigianale

Leonardo Di Vincenzo, produttore laziale di Birra del Borgo e comproprietario di Open Baladin, a Roma (foto di Othmar-Seehauser)

Al primo piano del nuovissimo “mercato” dell'eccellenza gastronomica italiana nel quartiere Ostiense, accanto al caseificio e alla friggitoria e con l'irresistibile profumo dei prosciutti appesi a stagionare, trova posto anche la Birreria, sorella di quella che spopola nel cuore di Manhattan, all'ultimo piano di Eataly New York. Sono gli stessi anche i personaggi – e i birrifici – coinvolti nel progetto: il piemontese Teo Musso di Baladin (www.baladin.it), il romano Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo (www.birradelborgo.it) e lo statunitense Sam Calagione di Dogfish Head (www.dogfish.com). Come a New York, la Birreria proporrà – oltre a un'ampia selezione di birre italiane e straniere – i prodotti dei tre birrifici alla spina e alcune birre (per ora una golden ale e una dark mild) brassate direttamente in loco, nel micro-impianto interno. Lo spazio ospiterà anche eventi e corsi sulla birra tenuti da Musso, Di Vincenzo e altri birrai italiani. A differenza della sede newyorkese però la birreria non avrà un suo ristorante interno: si potrà ordinare ai diversi “ristoranti” tematici e mangiare ai tavoli del locale/aula, insieme alla propria birra preferita. Info www.roma.eataly.it

 

Una sosta in Taberna

Interni di Taberna Palestrina Noci fritte in pastella di My Antonia e farina di Enkir con salsa al formaggio. Piatto della Taberna Palestrina

Ai Castelli Romani troviamo uno dei migliori indirizzi per la cucina alla birra nei confini del Lazio e non solo. Merito dei giovani fratelli Marco e Irma Valente che spinti dalla passione per la birra artigianale hanno saputo fare di questo bel locale il punto di riferimento in zona per tutti gli amanti del genere. Già da fuori si intuisce l'indirizzo brassicolo del locale con l'impianto per le spine messo in bella vista in vetrina. Dentro, la suggestiva sala con le antiche mura della cittadina di Palestrina è allestita con opere di Giovanni Trimani, artista che già collabora con il birrificio artigianale Birra del Borgo, di cui Taberna è “locale ufficiale”. Offre, infatti, diverse proposte alla spina e tutte le tipologie in bottiglia, oltre a quelle di altri birrifici artigianali italiani e una bella scelta di vini laziali, anche da uve biologiche e biodinamici. La birra è protagonista anche in cucina, in piatti rustici ma curati come le “noci fritte in pastella alla birra con crema di formaggio” e l'ormai classico “galletto marinato con ReAle e zenzero con peperoni alla menta”. Conto medio 30€ bevande escluse (www.taberna-palestrina.it)

 

La Zia Ale, la birra del Lazio

Nel Lazio ènata nel gennaio la prima associazione regionale di produttori di birra - Associazione Birra del Lazio, A.Bi Lazio - con l’obiettivo di rafforzare la filiera e fare promozione, con il sostegno di AssoBirra (www.assobirra.it), ARSIAL (www.arsial.it) e Coldiretti Lazio (www.lazio.coldiretti.it). Presieduta da Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo), annovera per ora altri 7microbirrifici (Atlas Coelestis, Birra Turan, Birrificio Ostiense Artigianale, Free Lions, Itineris, Mister Malto, Turbacci) e 2 malterie (Saplo e Agroalimentare Sud). Il primo atto del progetto è stata la creazione di La Zia Ale, la prima birra made in Lazio. Ne verranno realizzate 8 versioni, una per ogni birrificio, usando solo materie prime di origine regionale. Al posto del luppolo ogni birraio ha realizzato un proprio gruyt, un mix di spezie (qui con prodotti del territorio, dalla cicoria ai carciofi) usato nel Medioevo per amaricare la birra. Il nome era obbligatorio, ma per non far torto a nessuno è stato trasformato da Laziale in La Zia Ale, da pronunciare “la zia ail”, in omaggio allo stille brassicolo inglese. Info www.birragustonaturale.com

Un macchinario per la produzione artigianale di birra da Almond 22 di Spoltore (Pescara). foto di Andrea Straccini Interni di Taberna Palestrina Un momento della produzione della birra da Almond 22, a Spoltore, in Abruzzo (foto di Andrea Straccini)









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