Seguici

 

testi di Antonella Burdi, foto di Massimiliano Rella

 

Pasta di liquirizia in cottura al concio Amarelli, a Rossano Calabro (Cosenza)Storiche confezioni di liquirizia nel Museo della Liquirizia Amarelli, a Rossano (Cosenza)Tra le produzioni alimentari di qualità la Calabria ne vanta una originale quanto singolare, la liquirizia, già nell’1885 decantata dall’Enciclopedia Britannica come la migliore al mondo. Chi di noi non è mai stato incuriosito dall’origine e dalla preparazione delle caramelle e dei bastoncini di liquirizia, dal colore non proprio accattivante ma dal goloso sapore, dolce e insieme amarognolo? Il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, di Rossano Calabro (Cosenza) è il luogo perfetto per appagare tante curiosità.

 

Radici di liquirizia al concio Amarelli, a Rossano Calabro (Cosenza)Nato nel 2001 e ampliato dieci anni dopo, nelle sue sale espone tanti oggetti e macchinari utilizzati per la lavorazione degli estratti della glycyrrhiza glabra, conosciuta e impiegata da 35 secoli e citata da antichi testi cinesi e della tradizione medica. La famiglia Amarelli produce liquirizia da oltre due secoli e fa parte dell’associazione internazionale les Hénokiens, che riunisce le aziende familiari bicentenarie di tutto il mondo. Nel 1800 nella regione erano presenti un’ottantina di fabbriche di liquirizia ma oggi, di quel retaggio, resta solo Amarelli. Qualche mese fa l’Archivio Amarelli, formato da documenti di famiglia e d’impresa, a partire dal 1445, è stato dichiarato d’interesse storico dal Ministero per i beni e le attività culturali.

 

Il vecchio Concio Amarelli, a Rossano Calabro (Cosenza)Vecchia bottega di liquirizia sfusa nel Museo della Liquirizia Amarelli, a Rossano (Cosenza)Il Concio, la fabbrica realizzata nel 1731, quando la produzione familiare era già sviluppata da tempo, è ancora oggi il luogo di lavorazione della liquirizia, dotato negli anni delle migliori tecnologie. Nel museo, invece, i grandi pentoloni che servivano per bollire il succo estratto dalle radici di liquirizia e le macchine, prima e dopo l’avvento dell’energia elettrica, documentano l’evoluzione produttiva. E ancora: gli stampini di porcellana per dare forma a pani di liquirizia, quando si produceva soltanto per la vendita a peso in appositi bilancini, e più tardi per creare caramelle, bastoncini e gommose. E poi storiche confezioni di carta e metallo che ci illustrano l’aspetto creativo e fantasioso dell’azienda calabrese. Un angolo del museo riproduce infine una bottega dell’800, quando la liquirizia era venduta sfusa. Una vetrina è dedicata al futuro, con l’uso della liquirizia in profumeria e in cucina. L’azienda Amarelli insieme al Santa Maria Novella di Firenze ha creato ad esempio uno shampo doccia e un’acqua di colonia, basati sulle proprietà lenitive della liquirizia, mentre con il marchio Marvis ha prodotto un dentifricio alla liquirizia. Pasta nera per denti bianchi …

 

Ci sono anche le applicazioni gastronomiche, inclusi i menu di ristoranti che propongono ricette con liquirizia, non solo dolci o gelati. E intanto se ne studiano le possibili utilità in medicina per le proprietà antinfiammatorie, antivirali e antiossidanti. Visite guidate al museo e alla produzione, tutti i giorni su prenotazione. Il pomeriggio, il sabato e la domenica al posto della visita al concio, che è chiuso, viene proiettato un filmato sulla produzione. Info www.museodellaliquirizia.it

 

comments powered by Disqus